Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO; ITALIA RIFORME AMMINISTRATIVE 1887-1890
anno <1966>   pagina <279>
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Francesco Crispi e le strutture amministrative 279
autonomìe comunali attraverso il potere di controllo dei Prefetti, rese possibile le prime conquiste dei Comuni da parte dei blocchi popolari di socialisti, repub­blicani e radicali.
Con tale riforma, a nostro avviso, il Crispi tendeva a creare nella coscienza del cittadino un processo di vivificazione dello Stato che i Governi della Destra avevano isolato dal concreto tessuto della Nazione, sequestrando la libertà nella ristretta casta politica che partecipava effettivamente alla vita dello Stato. In sostanza il Crispi, ne 11'affrontare il problema della riforma delle strutture am­ministrative statali, si sforzò di realizzare il modello dello Stato secondo il di­ritto derivante dalla prassi anglosassone e dalla scienza giuridica tedesca, a cui la Destra aveva tentato di adeguarsi, senza tuttavia riuscirvi, poiché nella pra­tica aveva dissociato ciò che nell'idea dello Stato liberale doveva essere e teori­camente era congiunto: l'autorità dalla libertà; la legge dall'autonomia; la cit­tadinanza attiva da quella passiva.
Durante l'elaborazione delle varie leggi per l'unificazione amministrativa Francesco Crispi era stato il più strenuo sostenitore dell'opportunità di conser­vare e perfezionare la giurisdizione dei Tribunali amministrativi.
Intervenendo nelle discussioni alla Camera, egli aveva dichiarato che il progetto di legge per l'abolizione del contenzioso amministrativo costituiva, a suo avviso, un notevole regresso rispetto alla legislazione in materia degli stessi Governi assoluti.
Col decreto del 20 marzo 1865 entrò in vigore, com'è noto, la legge abolitiva del contenzioso amministrativo, che ne costituì il famoso allegato E. Essa pra­ticamente tolse ai cittadini la possibilità di una tutela giurisdizionale in ordine alla generalità dei rapporti per i quali non potevano vantare veri e propri di­ritti nei confronti della pubblica amministrazione. Accentrando nello Stato tutti i poteri, la Destra a mano a mano aveva spogliato di fatto gli individui e gli enti particolari di ogni mezzo efficace di resistenza legale, dando adito ad ogni sorta di illecite ingerenze da parte della ristretta casta politica dominante sugli organi dell'amministrazione e di questi, a loro volta, sui diritti dei cittadini, sicché il principio della libertà nella legge si era ridotto ad una illusoria appa­renza. *)
I mali di un tale regime divennero assai più sensibili con l'avvento della Sinistra al potere, rendendo più evidenti i vizi del sistema e inducendo gli sta­tisti più consapevoli appartenenti alla Destra a compiere un severo esame di coscienza dopo la caduta del proprio partito. E noto, infatti, che il Minghetti iniziò una famosa campagna per combattere la ingerenza dei partiti politici nella sfera amministrativa e per assicurare imparzialità nella giustizia e nella amministrazione sotto un Governo di partito.2) Anche Silvio Spaventa, consa­pevole che il problema di un'effettiva legalità nello Stato fosse condizione es­senziale per il liberalismo, inalberò l'insegna della giustizia nell'amministra­zione .8)
J) Qfr. Q. DE RUGGIERO, Storia del liberalismo europeo, Milano, 1962, p. 318.
*0 M. MINGHETTI, I partiti politici e la ingerenza loro nella giustìzia e neWammini* strazione, Bologna, 18812.
i) s. SPAVENTA, La politica della Destra, In Scritti e discorsi raccolti do B. Croce, Bari, 1910.