Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO; ITALIA RIFORME AMMINISTRATIVE 1887-1890
anno <1966>   pagina <281>
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Francesco Crispi e le strutture amministrative 281
L'approvazione del Codice Zanardelli determinò il Crispi ad affrontare il problema della riforma dell'ordinamento carcerario. Nella tornata del 4 maggio 1889 il Crispi, concludendo alla Camera la discussione svoltasi dopo la prima lettura del progetto di legge da lui presentato in materia, rilevava: Votato da voi l'8 giugno 1888 il Codice penale, il quale fra poco sarà legge dello Stato, nonpuossi fare a meno di preparare quelle carceri giudiziarie e di pena che occor­rono perchè il Codice stesso possa essere attuato . ')
La riforma, anche se gravosa per il bilancio dello Stato e per quelli dei Co­muni interessati, appariva necessaria ed urgente.
La Camera sa osservava il Crispi come poche siano le regioni nelle quali vi abbiano carceri mediocremente adattabili al nuovo regime e pochissime quelle carceri che possono dirsi civili. Tolta la Toscana, dove qualche migliora­mento fu fatto sotto il Governo caduto, e il Piemonte, che cominciò qualche ri­forma, ma non la completò, nel resto d'Italia specie nel Mezzogiorno, avvi molto a desiderare . Non parlo delle carceri mandamentali egli proseguiva che sono proprio tali da doverne arrossire. Coloro i quali conoscono codesti sta­bilimenti e che ne hanno fatto oggetto di studi speciali sanno che sono in condi­zioni che è impossibile che restino tali . La legge, oltre a provvedere in merito alle predette necessità, introduceva una nuova e importante istituzione: il Con­siglio delle Carceri, organo sulla cui utilità così si esprimeva l'onorevole Gallo, relatore della Commissione parlamentare: Questo Consiglio delle carceri in materia così tecnica e così scabrosa a noi è parso che potesse riuscire utile ad illuminare da un lato il Governo e dall'altro lato a fargli emettere deliberazioni le quali siano ispirate ad equità e giustizia.
L'intensa attività riformatrice del Crispi culminava .nel luglio 1890 con la legge sulle Opere Pie. Dallo Jemolo essa è stata considerata .una delle migliori opere di Crispi legislatore; opera degli anni che segnarono l'apogeo della sua for­tuna politica. Legge di sano riformismo liberale, sulla scia dei grandi principi che dalla rivoluzione francese erano sboccati nella dottrina liberale, costruendo lo Stato dell'Ottocento. Non sterile dottrinarismo, ma conoscenza perfetta del meccanismo e della vita delle istituzioni di beneficenza italiane ne erano la base.
Fa una bella battaglia condotta con mano ferma, ma senza intemperanze, combattuta e vinta .2)
Sia il Nicotera nel 1877, sia il Depretis nel 1880 avevano tentato di far pas­sare in Parlamento rispettivi progetti di riforma della legge del 1862 sulle Opere Pie. Il 18 ottobre 1889 il Crispi presentava un suo progetto Sulle Istituzioni di Pubblica Beneficenza .
La relazione al progetto denunciava senza ambagi i motivi che lo avevano ispirato: II patrimonio delle Opere Pie si diceva salvo poche eccezioni e male amministrato, fiacca e l'azione della vigilanza e della tutela sia per sé stessa, sia per una esagerazione del rispetto alla volontà dei fondatori ed alla autonomia delle fondazioni, mentre sotto la bandiera di siffatto rispetto avviene che, sotto gli occhi alle autorità popolari e governative passi di tutto, dalla spo­gliazione premeditata e sistematica alla inconsulta e inconsapevole dilapida­zione .
') A. P., Discussioni della Camera, tornata del 4 maggio 1889.
2Ì A. C. JEMOLO, Chiesa e Stalo in Italia negli uhiml cento anni, Torino, 1948, p. 471.