Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO; ITALIA RIFORME AMMINISTRATIVE 1887-1890
anno <1966>   pagina <282>
immagine non disponibile

282 Romualdo Giuffrida
Tenacemente combattuto nei due rami del Parlamento, il progetto stava particolarmente a cuore del Crispi. Nella tornata del 1 dicembre 1889 l'ex-Segretario di Stato della Dittatura garibaldina collegava la sua opera rivoluzio­naria svolta in Sicilia nel 1860 alla lotta che, a suo avviso, il Governo italiano doveva ora combattere contro il passato. Nella mente del Crispi non sussisteva alcuna soluzione di continuità tra l'azione due aveva svolto nel 1860 e quella che era chiamato a compiere in qualità di Presidente del Consiglio. Anche se, com'egli riteneva, i tempi delle rivoluzioni erano tramontati, tuttavia la guerra contro i residui del passato continuava,
vi dico poi o signori egli rilevava che oltre che per i principi che sostengo e sempre sosterrò, oltre che per gli scopi che voglio raggiungere, io sono legato a questa trasformazione da un decreto del 9 giugno 1860, che fu qui ri­cordato come opera rivoluzionaria ma che io tornerei a fare. Coloro i quali pre­sero parte nel 1860 alle battaglie per la redenzione della Sicilia, conoscono i danni che furono fatti dai Borbonici. In tempo di rivoluzione il denaro non è cosa facile ad aversi come in tempi normali. Ebbene io invertii la più. parte delle Opere Pie e dei legati per dotazione, per monacazione e moltissimi altri, per risarcire i danni di guerra. Oggi in altro modo vi chiamo a votare questa legge per risarcire i danni della cattiva organizzazione sociale. Hi pare che questa sia anche una guerra, una lotta che dobbiamo combattere contro il passato e sta a noi di farla e di vincerla . Io non vi chiamo tanto concludeva ad accen­trare queste opere di beneficenza, vi chiamo unicamente a valervi di mezzi atti a fare si che il patrimonio dei poveri lasciato dai nostri padri a beneficio dei po­veri, non continui ad essere consumato da altri ma si trasformi a beneficio dei poveri stessi . *)
Durante la discussione del progetto si accusò il Governo, in nome della religione, di volere approfondire la dolorosa separazione esistente tra i cattolici militanti e l'Italia ufficiale. Inoltre si contestò allo Stato il diritto di trasformare le Opere Pie, modificando la volontà dei morti e utilizzando a scopi di beneficenza ciò che essi avevano erogato a scopo di culto. Si difesero energicamente gli in­teressi privati legati, soprattutto nel Mezzogiorno, alle Opere Pie, i cui beni erano sempre affidati alle stesse famiglie per esigui canoni.
Alle accuse e alle contestazioni il Crispi così rispondeva alla Camera nella tornata del 3 dicembre 1889: Noi manteniamo il grande principio della secola­rizzazione delle istituzioni civili, sul quale è fondato il nostro ordinamento . l)
L'aspra lotta si concluse a favore del progetto che divenne legge promul­gata il 7 luglio 1890. Essa, è stato notato,2) diversamente da quella del '62, che si era limitata a prendere posizione nei confronti delle Opere Pie, ne prendeva ora possesso inquadrandole rigidamente come pubbliche istituzioni.
Con tale legge si esclusero dalle Congregazioni di Carità e dalla ammini­strazione delle Opere Pie sia coloro che non erano eleggibili a consiglieri comunali, sia gli ecclesiastici con cura d'anime; si stabili, inoltre, la conversione e il concen­tramento nelle Congregazioni di Carità delle opere prive di un fine o non rispon-
]) A. P., Discwsioni dulia Cantera, tornata del lo gennaio 1889. 8) A. BuCEtOKB ni MONAI.13, Beneficenza ed assistenza, in Cento anni di amministra' sione pubblica, tifo, p, 378.