Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <289>
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Il nazionalismo italiano e l'impresa di Libia 289
Il riferimento a Tripoli era abbastanza evidente in. questo discorso di Coi-radini a Firenze, ma ben più. chiaro esso risultava nell'intervento di Goffredo Bellonci e nella relazione di Federzoni sulla politica estera italiana. Bellonci, riferendosi alle dichiarazioni fatte dal ministro Di San Giuliano il 2 dicembre 1910 alla Camera dei Deputati* diceva chiaramente: ieri è stato possibile ad un. ministro degli esteri di dichiarare senza essere coperto dalla deplorazione generale che Tripoli deve essere turca. E Federzoni, condannando la fiac­chezza di tutta la politica estera nazionale, rimproverava la classe politica italia­na di non aver avuto l'animo e l'abilità nel 1908, in occasione della crisi bosniaca, di occupare finalmente Tripoli per la paura di complicazioni interne , di aver fatto l'accordo con la Francia per il Mediterraneo con scarsi vantaggi per noi, e commentava, anche lui, amaramente le dichiarazioni del ministro. ')
Anche altri congressisti intervenivano nelle discussioni affermando la ne­cessità dell'espansione coloniale che d'altronde ora, si può dire, sottintesa nel discorso di ogni oratore; ma si trattava ancora dell'esposizione di un programma politico generale ed anche se il riferimento preciso a Tripoli era stato fatto, tuttavia la questione tripolina non era ancora all'ordine del giorno nemmeno per il vivace e battagliero nascente movimento nazionalista.
La questione di Tripoli sarebbe invece venuta alla ribalta della scena po­litica nazionale di lì a qualche mese, nella primaveraestate del 1911, allorché sarebbe scoppiata la crisi marocchina con la marcia dei Francesi su Fez, la ri­chiesta di compensi da parte tedesca e l'invio a scopo intimidatorio della can­noniera Panther nel porto di Agadir.
Giolitti nelle sue memorie afferma che il terzo punto del programma di governo, oltre la riforma elettorale e il monopolio statale delle assicu­razioni, del suo ministero succeduto a quello Luzzatti alla fine del marzo; 1911, era la soluzione della questione della Libia già da tempo presente alla sua mente; e che, data la natura del problema, esso venne tenuto se­gretissimo .2)
Luigi Albertini, l'allora direttore del Corriere della Sera, nei suoi ricordi di vita politica, cerca di smentire Giolitti, affermando che l'impresa Ubica, lungi dall'esser frutto di una determinazione da tempo presa, fu decisa al momento di agire ed affrontata con la maggiore impreparazione ; nella primavera del-1*11 prosegue l'Albertini nessuno pensava, uè da noi né all'estero, che fosse necessario e tempestivo procedere da parte nostra alla conquista della Libia e le ragioni addotte da Giolitti come motivi che lo spinsero all'impresa (soluzione della questione marocchina) non sussistevano quando il ministero fu costituito, perchè discendono dalla situazione creata dal colpo di Agadir e dalle sue conseguenze . 3>
') Ibidem, pp. 49, 63, 72, 75,120-121. Anche Salvemini dirà, più tardi, che dal mo­mento che lo sproposito si doveva fare l'occasione più buona sarebbe stata quella della erigi bosniaca del 1908 (vedi la prefazione a Come siamo andati in Libia in Come siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915, oh., p. 328).
2) G. GIOLITTI, op. cit., voi. Il, pp. 287-288.
s) L. ALBERTINI, Venti anni di vita politica, Bologna, 1951, parte I, voi, II, pp. 118-120, 123,