Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
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1966
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292 Raffaele Molinelli
Paradiso terrestre non doveva essere dissimile dalle belle, oasi che cingevano Tripoli; nell'interno della zona si sarebbero potate esplorare miniere di zolfo, di fosfati, di minerali preziosi e perfino di diamanti e facile sarebbe stata la raccolta della gomma; la ricchezza della flora era fantastica : tutto ciò era condito con qualche reminescenza classica sulla feracità della regione ai tempi di Roma antica. Premesso, poi, che i nostri coloni in Libia erano italiani che attendevano, conculcati , e che gli Arabi avrebbero visto con gioia l'avvento di una potenza che avesse saputo far rifiorire il paese . il Castel Uni concludeva: Andiamo a Tripoli. E solo della Libia si accontentava, anche se gli Italiani di Tonisi soffrivano delusi e la Tunisia doveva essere considerata terra italiana soggetta alla Francia . Tunisi e Tripoli egli diceva dovrebbero essere nostre, per il disperato amore di cui noi le amiamo, quando andiamo laggiù ; ma la prima avrebbe potuto essere italiana, come Trento; la seconda, invece, era forse condannata, come era condannata Trieste, ad essere italiana oltre l'Italia .
La conquista di Tripoli non era, però, osservava il Castellini nello spirito del nostro più ortodosso nazionalismo, fine a se stessa; essa era solo l'inizio, solo il segno che la coscienza nazionale italiana risorgeva e sentiva la necessità d'un'affermazione imperiale . "
Intanto Videa nazionale proseguiva la sua campagna dichiarando apertamente che Tripoli, è per noi, l'occupazione di Tripoli , invitando a tutte note governo e popolo: Andiamo a Tripoli , rivendicando al nazionalismo di aver per primo compreso e proclamato che la questione più importante dell'ora era quella libica; e tutto ciò illustrando le risorse economiche della regione e la minaccia gravante sui nostri interesssi ad opera della autorità turche.2)
Anche in sede parlamentare i nazionalisti mettevano sul tappeto la questione tripolina; infatti nell'aprile due deputati della destra, Foscari e Gallenga, aderenti all'Associazione Nazionalista, presentavano un'interpellanza sull'ar-gomento.
In occasione, poi, del VII congresso della Trento e Trieste , tenuto a Roma il 19-20-21 aprile, Luigi Federzoni, portando il saluto dei nazionalisti, faceva presente che la politica dell'A.N.I. si differenziava da quella dell'associazione irredentista perchè non riteneva che tutta la politica estera italiana dovesse essere vincolata dalla necessità di fare prima di tutto che si effettuasse il compimento totale dell'unità nazionale; la politica nazionalista diceva Federzoni inquadra tale problema col problema massimo di tutta la vita politica italiana e perciò antepone ad esso un esame positivo, obbiettivo di tutte le condizioni della vita pubblica . Tale linguaggio voleva significare che i nazionalisti anteponevano alla soluzione del problema delle terre irredente quella di problemi per loro ben più pressanti.s)
') Ibidem, pp. Xll, 71, 74, 79, 112,153, 156, 170-171, 194, 221.
2) L'Idea nazionale, 29 marzo 1911, art di G. Castellini, Che cosa vale la Tripo-litaoia; 5 aprile 1911; 13 aprile 1911, art di E. Corm<lini, A che punto siamo.
3> Archivio Centrale dello Stato, Ministero degli Intorni, P. 5., Ufficio riservato 1911-15, busta 3" - parte I - leti. A- n. 6 - Irredentismo, ritaglio del giornale La grande. Italia, intitolato VII Congresso della Trento e Trieste Roma 19-20-21 aprile 1911. 11 saluto dell'Associazione Nazionalista. Per quello che riguarda l'atteggiamento dei oazio-