Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
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1966
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294
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294 Raffaele Molinelli
africana e la pupilla del Mediterraneo ; attribuiva tutta la miseria presente al malgoverno ottomano, metteva in evidenza le difficoltà della penetrazione pacifica per concludere che la Libia doveva essere per noi colonia di popolamento o niente . Il Bevione, come d'altronde il Piazza, giustificava con ì soli motivi economici (tranne quello umanitario e civile dell'abolizione della schiavitù) la necessità dell'impresa: Tripoli vale il prezzo di riaprire la questione d'Oriente . Caratteristica, poi, delle corrispondenze del Bevione fu quella di insistere ripetutamente sull'accoglienza favorevole che gli Àrabi avrebbero fatto ad una nostra occupazione: Per essi è l'Italia la Nazione predestinata a fare nel loro paese ciò che Inghilterra e Francia hanno fatto ad oriente e ad occidente ; è nostra impressione che se si dovesse mutar regime, le popolazioni sarebbero tutte per noi. Quello che è certo, è che detestano il Governo turco .x)
Bevione con i suoi articoli non si accontentò, però, di un invito più o meno generico ad andare a Tripob', ma prese di mira risolutamente il governo, così come facevano la stampa e gli oratori nazionalisti, accusando la penetrazione pacifica di essere una formula ipocrita con cui si voleva coprire l'impreparazione, l'impotenza, la ripugnanza a risolvere nettamente questo problema essenziale della vita della Nazione ; stigmatizzando il fatto che non esistesse nelle sfere governative la volontà di fare di Tripoli terra italiana e incitando a premere su di esse con campagne di stampa che erano, a suo dire, la sola cosa che quelle temessero in fatto di politica estera; ed infine invitando formalmente Giolitti. con una lettera aperta in data 30 luglio, commessagli dal suo direttore Alfredo Frassati, ad assumersi la responsabilità di compiere l'impresa: Vi sono momenti nella vita dei popoli diceva la lettera in cui tocca agli uomini della pace e delle riforme interne assumersi il ruolo degli uomini della guerra e dell'espansione esterna .z)
Che i due grandi quotidiani fossero molto vicini a Giolitti s) è cosa risaputa e questo ha fatto sorgere il sospetto che la loro campagna a favore dell'impresa fosse stata stimolata, almeno all'inizio, dal governo stesso.
Di quest'avviso era Salvemini che affermava che i due giornali si erano mossi Botto l'imbeccata del Governo per eccitare lo spirito pubblico, anche se il governo non si riprometteva, e così effettivamente era, la guerra immediatamente; altrimenti Di San Giuliano non avrebbe dichiarato alla Camera nel giugno che le nostre relazioni con la Turchia erano ottime e che tutte le precedenti vertenze erano state chiuse ed inoltre ai primi di settembre non sarebbero state licenziate le classi richiamate per poi riconvocarle quasi subito. )
') Di tate avviso rimase anche dopo Paper tu lotta ami taliuua dogli Arabi che ritenne detcrminata solo dalle costrizioni turche (G. BEVIONE, op. cit., p. 25). Anche il Castellini aveva affermato che gli Àrabi avrebbero visto con gioia l'avvento di una potenza che avesse saputo far rifiorire il paese (Tunisi e Tripoli* cit., p. 194).
*) Per i brani delle corrispondenze citate vedi G. BEVIONE. op. cit., pp. 25, 58, 61, 69, 86, 96, 112,132-184, 152, 158, 162-168, 192.
*) Sui rapporti fra La Tribuna, Giolitti e certi gruppi industriali (Piaggio) vedi, Dulie carte di Giovanni Giolitti, Quarantanni di politica ìtaliuna, 1X1 voi., Milano, 1962, pp. 17-30.
4) Vedi la prefazione a Come siamo nudati in Libia, in Como .siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915, I., p. 329.