Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <297>
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Il nazionalismo italiano e l'impresa di Libia 297
goni dito .decisivo per spingere il paese all'impresa era non di carattere econo­mico, ma politico (la necessità che ha l'Italia di accrescere e conservare la sua posizione nel Mediterraneo di contro alle potenze che dominano sullo stesso mare ), tuttavia il tono generale delle corrispondenze stesse era impostato sulle grandi ricchezze presenti o future di quelle terre. Lo stesso Corradini, d'altronde, aggiungeva: Il nastro ragionamento compiuto e filato è questo: per una ragione dì politica internazionale l'Italia ha bisogno di occupare la Tripolitania; per fortuna, questa è, per lo meno, in parte buon terreno e può essere messa in cultura e così riuscirà, sotto quest'aspetto, un'ottima colonia di popolamento e potremmo avviarvi la nostra emigrazione ; ha poi ricchezze minerarie e potrà diventare colonia di sfruttamento.lj Per quanto egli riba­disse che la ragione prima e massima era mediterranea e internazionale , tuttavia affermazioni come quella che l'Italia andando nell'Africa agricola e mineraria si sarebbe arricchita e avrebbe meglio compiuto il suo dovere verso il Mezzogiorno o come l'altra che a nessun'altra classe sociale l'impresa avrebbe giovato come al proletariato, insieme a tutte le numerose e incantate descrizio­ni dei giardini coltivati, delle acque abbondanti, degli uliveti, e delle conside­razioni sulla bontà dei terreni cirenaici e tripolini e sulla ricchezza del sot­tosuolo, che avrebbero, fatto della nostra una colonizzazione popolare o meglio proletaria , costituivano il motivo di fondo di tutti gli articoli che ben s'intonavano al tono generale della campagna che il giornale e l'intero movimento nazionalista facevano a favore dell'impresa tripolina. Nella confe­renza, poi, questi atteggiamenti erano anche più. scoperti e veniva scomodato perfino Erodoto per convalidare le proprie convinzioni sulla feracità delle terre cirenaiche.2)
A far mettere innanzi le ragioni politiche dell'impresa non erano state forse estranee le durissime critiche che gli oppositori della spedizione avevano mosso e muovevano alla facilona propaganda nazionalista.
Da parte dell'estrema sinistra, cioè dei socialisti, si ebbe un'aspra campa­gna contro la propaganda nazionalista per Tripoli, negando che esistesse per il proletariato una questione tripolina, attenuando che gli emigranti italiani di cui si preoccupavano i nazionalisti sarebbero dovuti ritornare a lavorare in patria e non emigrare di nuovo, in Libia, e che un'azione dell'Italia in Tripoli­tania avrebbe potuto provocare una conflagrazione generale.
A queste considerazioni avanzate soprattutto dall'A vanti! e da Critica Sociale i nazionalisti rispondevano che bisognava occupare Tripoli per rime­diare alla nostra superpopolazione , per suggellare definitivamente tanti an­ni di lavoro della nostra attività diplomatica, per essere liberi nel gioco della politica internazionale. Rinunciare a Tripoli significava diventare l'ultimo po­polo del mondo e questo potevano volerlo soltanto i socialisti, che non si rendevano conto che un forte socialismo poteva esistere solo dove esisteva una forte e fiorente borghesia resa tale dalla potenza nazionale e dalle colonie; la nostra sarebbe stata una colonizzazione non capitalista come quella francese;
l) Comparsa sull'Idea nazionale del 14 settembre 19li.
9Ì E. CORRADINI, L'ora di Tripoli, cfc. pp. 3-4, 31, B9, 93, 95,11159-175, 215, 220, 223, 229, 237-238.