Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <299>
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Il nazionalismo italiano e Vimpresa di Libia 299
su di uÉu eccitazione metodica di sentimenti impulsivi, cioè sull'accrescimento di un perìcolo già grave in Italia : *' una politica, vale a dire, retorica e dema­gogica, tesa a distrarre l'opinione pubblica italiana dai reali e concreti proble­mi della società nazionale.
L'alfiere dì questa lotta fu Gaetano Salvemini, che ad un certo punto, allorché La Voce a guerra iniziata cessò la polemica antilibica per un dovere di disciplina nazionale ,s) fondò per continuare la sua battaglia il settimanale L'Unità. Salvemini dalle colonne della Voce e della nuova rivista si diede a confutare le varie asserzioni dei Piazza, dei Bevione, dei Castellini, di Corre­dini e Federzoui, mostrando come esse coscientemente deformassero le fonti alle quali si rifacevano (dai rapporti consolari ... ad Erodoto 1); 3> dimostrò la falsità, e individuò i falsari nell'ambiente nazionalista, del carteggio del­l'esploratore Rulil's con Cri spi, pubblicato dall'organo repubblicano La Ragia-ne. che L'Idea nazionale aveva riprodotto proclamandolo una miracolosa pro­fezia sui destini libici dell'Italia;4 ' additò all'opinione pubblica gli interessi finanziari che stavano dietro l'impresa5) e le responsabilità nazionalistiche nel­la diffusione della frottola sul benevolo atteggiamento degli Arabi di fronte ad un'eventuale occupazione italiana. *' Si preoccupò pure di mettere in evi­denza i pericoli che un mutamento dello status quo nell'impero ottomano avreb­bero potuto provocare nella situazione internazionale riaprendo la questione d'Oriente,7' ma non riuscì a comprendere, come d'altronde tutto il gruppo della Voce, le ragioni più profonde dell'impresa, la necessità, cioè, di inserirsi in una situazione mediterranea e africana nuova da noi non creata, ma che offriva l'occasione di concludere finalmente e senza possibilità di rinvìi una nostra politica già da tempo avviata.
Relativamente, però, al giudizio che essi diedero sulla tendenziosità della campagna nazionalista, gli avversari dell'impresa erano dalla parte del vero. Perfino storici non sospetti di antinazionalismo, corno Volpe e Cilibrizzi, hanno dovuto riconoscere che i fiori e le corrispondenze dei pubblicisti nazionalisti erano frutto di rapidi viaggi e approssimative ricognizioni e
ty Ibidem, 30 novembre 1911, n. 48, art. La politica de La Voce,
2) Ibidem, 5 Ottobre 191Ìjii.-.. 40, art. A Tripoli.
3) Ibidem, 28 settembre 1911, n. 39; ct'r. L'Unità* 6 gennaio, 8 giugno 1912, in Come siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915, cit.,pp. 130-143,183-187.
4) Cfr. VUnità, 16 dicembre, 23 dicembre 1911, 27 gennaio, 13 luglio, 27 luglio, 10 agosto, 7 settembre 1912, in Come siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915, cit., pp. 117-125, 126-129, 155-156, 199-205, 215-220,;225-228.
5) Il Governo d'Italia deve essere il Governo il"Italia e non il Consiglio di ammini­strazione del Banco di Boom, scriveva siilTf nità del 13 gennaio 1912; vedi pure il numero del 29 giugno 1912 e La Voce, 24 agosto 1911, ti. 34.
6) L'Unità, 12 ottobre, 19 ottobre 1912. in Come siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915, cit., pp. 246, 249-250.
) La Voce, 24 agosto; 1911, u 84. Salvemini continuò, anche a guerra finita, tu sua polemica untilibica e pubblicò il volume Conte siamo andati in Libia, Firenze. 1914, con scritti suoi e di altri per raccogliere e coordinare, come scrisse nella prefazione,e le prove della colossale mistificazione, di cui è- stato vii t ima il nostro parse e per intensificare nei lettori la riluttanza a consentire perla Libia spese, di cui non! risulti dimostrata la effettiva necessita.