Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <301>
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Il nazionalismo italiano e l'impresa di Libia 301
di Roma aveva aperto a Tripoli, con. l'approvazione e l'incoraggiamento del-l'allora ministro degli esteri Tritoni, ft una sua succursale. Da quest'epoca aveva avuto inizio la penetrazione pacifica italiana nella regione che avrebbe sempre avuto nell'attività della banca romana la sua principale espressione ; il Banco con una certa intraprendenza, un po' disordinata e un pò* troppo invadente . aveva dato subito vita a numerose iniziative finanziarie ed eco­nomiche: alcune agenzie bancarie, un molino a cilindri un impianto per la pressatura dello sparto, una linea di navigazione da Malta.a) Ora queste im­prese che impegnavano notevoli capitali, si trovavano, come già abbiamo ac­cennato in precedenza, in difficoltà per l'ostruzionismo turco ed era pertanto interesse del Banco che la regione nella quale esse operavano passasse sotto la protezione o la giurisdizione dello Stato italiano. Non per niente uno dei primi e più decisi giornali a schierarsi a favore della spedizione tripolina era stato il cattolico Corriere d'Italia, legato agli interessi del Banco, e insieme ai nazionalisti erano state figure di primo piano della banca stessa a proporre al Congresso degli Italiani all'estero l'ordine del giorno sulla necessità della conquista di Tripoli. a tutta la campagna giornalistica in favore dell'impresa non sarebbero stati estranei, a giudizio del ministro degli esteri Di San Giu­liano, il denaro e l'intrigo dell'istituto bancario romano.3)
H governo, mentre nel paese divampava sempre più. forte la campagna di stampa e di propaganda, era ancora incerto sul da farsi; seguiva con atten­zione la questione tenendo presente gli sviluppi della situazione intemazionale senza perder d'occhio, con una certa preoccupazione, il movimento, dell'opi­nione pubblica nazionale. Agli ultimi di luglio il ministro degli esteri consi­gliava a Gìolitti, dopo aver considerato i prò e i contro di una spedizione, di dare inizio ad alcuni preparativi militari, che avrebbero potuto costituire una elarvata intimidazione per poter far migliorare i rapporti italo-turchi e che se, come egli riteneva probabile, in tal senso si fossero dimostrati vani, avrebbero potuto rappresentare una dimostrazione per l'Europa della nostra buona volontà che ci avrebbe poi permesso di agire senza alcuna parvenza di colpa; il ministro cosi riassumeva il suo parere: indirizzare la nostra azione al doppio fine di tentare, da una parte, di evitarla, e di prepararne fin d'ora il successo, se, come appare sempre più probabile, diventerà contro la volontà nostra, inevitabile . *' Quanto all'attività diplomatica, negli stessi giorni il governo faceva dei passi presso gli ambasciatori degli alleati imperi centrali facendo presente la necessità per l'Italia di risolvere la questione tripolina, ma riceveva come risposta il preoccupato consiglio di non pervenire a creare situazioni pericolose, come quella di una spedizione militare . Analoghi
x) Era azionista del Banco di Roma e il fratello Romolo ne era uno dei principali esponenti.
2) Sull'attività del Banco di Roma in Libiti vedi 6. PIAZZA, op. eli., pp. 79-81, 85; G. BEVIONE, op. eit., p. 122; E. COBRADIM, Vora di Tripoli, op. eh., pp. 152-153; R. MORI, La penetrazione pacifica italiana in Libia dal 1907 al 1911 e il Banco di Roma* in Rivista di studi politici intemazionali, gennaio-marzo 1957.
*) Promemoria di Di San Giuliano a Gioliti.i da Fiuggi in data 28 luglio 1911, in Dalle carte di Giovanni Gioititi, cii., voi. HI, p. 55*
*) Ibidem, pp. 52-56.