Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
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1966
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te manifestazioni di piazza, degno di tutt'altri omini e di tutt'altri oggetti, ma essere invéce caratterizzato da un atteggiamento di energica e consapevole disciplina. Scriveva infatti Videa nazionale nei primi giorni del conflitto: Certo troppo frequenti e clamorose, e non sempre opportune, sono state le dimostrazioni dei giorni scorsi, e noi vorremmo ora che tutti attendessero a contenere e a disciplinare le loro energie, anzi che continuare l'abitudine demo-cratiea della cagnara in piazza. '
Questo indirizzo antipiazzaiolo trovava conferma in seguito, n-J febbraio 1912, nell'invito dell'Associazione Nazionalista ai propri gruppi ad opporsi alle manifestazioni di protesta contro il sequestro de La canzone dei Dardanelli .a)
Ma il dovere civico di sostenere il governo non impedì ai nazionalisti di condannare e subito l'aspetto tutto prosaico che Giolitti voleva far assumere all'impresa. Si è studiato diceva l'organo nazionalista romano del presidente del consiglio, a proposito del discorso tenuto a Torino nell'ottobre 1911 di ridurre alle più modeste proporzioni l'importanza ed il significato degli avvenimenti diplomatici e militari, che tanto esaltano il nostro orgoglio e la nostra fede nei destini della patria ; nella stessa ora in cui l'on.
x) Numero del 5 ottobre 1911.
2J D'Annunzio aveva pubblicato le altre uovc Canzoni delle gesta d'oltremare sul Corriere della Sera dall'8 ottobre 1911 al 14 gennaio 1912. Aveva poi pubblicato una raccolta completa delle dicci canzoni, ma redizione era stata sequestrata il 24 gennaio 1912 per alcune terzine de La canzone dei Dardanelli ritenute ingiuriose verso una potenza alleata e verso il suo Sovrano; si trattava dei versi 67-81 in cui il poeta, riprendendo liberamente un'espressione di Petòfi, fatta propria dal Carducci, chiamava Francesco Giuseppe angelicato impiccatore. Usciva in seguito una seconda edizione che, per disposizione del Procuratore del Re a Milano, non riportava i 15 versi incriminati; la canzone veniva però pubblicata con questa postilla del poeta: Questa Canzone della patria delusa fu mutilata da mano poliziesca per ordine del cavaliere Giovanni Giolitti capo del Governo d'Italia, il di 24 gennaio 1912. G. d'A. (vedi la nota alla canzone nell'edizione definitiva G. D'ANNUNZIO, Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi. Libro quarto. Merope Bologna, 1945, p. 252). L'atteggiamento dei nazionalisti si riferiva alle manifestazioni di protesta conferò quei provvedimenti. L'Idea nazionale, inoltre, aveva pure scritto: I noeti hanno bene il diritto, e qualche volta anche il dovere, di celebrare gli avvenimenti storici, di cogliere dall'anima nazionale le parole più solenni e più sacre. Ma questo non vuol dire sostituirsi ai poteri che hanno le responsabilità delle alleanze e della guerra, incitando con la potenza della propria arte la nazione a dar loro ragione. Né può giovare allo sviluppo della coscienza nazionale e della disciplina politica di un popolo, il ricorrere alle violenze care ai facili irredentisti della piazza, i quali, mentre combattono le spese militari, sognano di preparare la guerra nell'Adriatico coi volontari comandati da Ricciotti Garibaldi o magari, dall'onorevole Chiesa. Il governo non deve dare un valore politico alle affermazioni del poeta, al quale chissà perchè, poi, l'Austria sembra più della Francia degna delle sue veementi terzine (numero del 1 febbraio 1912). L'on. Gallenga allora pubblicava sul Giornale d'Italia una lettera di D'Annunzio nella quale si diceva: I nazionalisti non sconfessano oggi chi predicò il loro verbo vent'anni prima di loro?. La giunta esecutiva dell'A.N J. inviava quindi al poeta D seguente dispaccio: In un momento grave per la Patria credemmo dover sconsigliare ai giovani inopportune tumultuose manifestazioni. Mai sconfessammo o disconoscemmo l'opera altissima del Poeta che negli anni dell'onta dette alPItatta i più ardenti canti di fede e nei giorni del risveglio i più superbi canti di gloria (L'Idea matonaie, 26 febbraio 1914).
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