Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <307>
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// nazionalismo italiano e Vimpresa di Libia 307
Queste dichiarazioni, dunque, non rispolveravano solo il noto mito della moralità a della spiritualità della guerra, caro a tanta parte del nazionalismo italiano, ma erano constatazioni politiche, precise anche se più che altro in­tuitive, sulla nuova situazione che il clima della guerra stava creando nel paese.
Un altro tasto che la propaganda nazionalista toccava e riprendeva nella sua campagna di sostegno alla guerra era, ovviamente, quello del legame sto­rico ideale fra l'impresa del giorno e quelle della conquista romana e delle re­pubbliche marinare. Perciò sulla stampa nazionalista il Mediterraneo tornava ad essere il mare nostrum che aveva già visto le triremi di Roma e le galere di Sebastian Vernerò e di Marcantonio Colonna , sul quale, come sui lidi del­l'Africa romana tornavano a sventolare dopo quindici secoli le italiche insegne , mentre nell'anima nazionale risuonava la virile romana poesia dell'u6i signum ibi patria. *)
Un altro legame veniva poi messo in evidenza, quello che l'impresa ave­va con la tradizione politica e letteraria più recente, da Crispi, il profeta, ad Oriani del ritorno in Africa di Fino a Dogali, a Pascoli precursore e. mae­stro , cantore delle batterie siciliane di Abba Carima e vate della marcia della grande Proletaria del discorso di Barga del 25 novembre 1911.8)
Tutti questi temi insieme a quelli usati nella campagna per spingere il paese alla spedizione erano oggetto di costante diffusione attraverso comizi, manifestazioni, conferenze, opuscoli e manifesti che l'Associazione Naziona­lista promuoveva o pubblicava nei principali centri italiani.
Malgrado le antipatie per le manifestazioni di piazza (in realtà più per quelle degli altri che per le proprie), i nazionalisti furono fra i più attivi parte­cipanti ai numerosi cortei osannanti che si snodarono nelle principali citta italiane, da Torino a Milano, Roma, Bari, Napoli, Messina, nei primi giorni della guerra; Videa nazionale ne dava soddisfatti resoconti e, a proposito delle dimostrazioni di Roma, diceva che la città si dimostrava, solo cosi oggi ve­ramente capitale .
Li altre città i gruppi nazionalisti pubblicavano manifesti tripudianti per l'avvenuto sbarco,3' organizzavano manifestazioni festose di saluto ai soldati che partivano per l'Africa,4) indicevano comizi, conferenze, cortei. 5) Veniva-
') Ibidem* 12 ottobre 1911, art. Niella luce delle armi. Etano questi i motivi che ricorrevano anche nelle contemporanee dannunziane Canzoni delle gesta d'oltremare.
*) Ibidem* 14, 28 settembre 1911, 4 aprile 1912.
') Ad Arezzo.
4> A Verona; a Reggio Emilia (Ancmvio CENTRALE DELLO STATO, Min. Int.* P. S., Uff. Riservato 1911-15* telcgr. del Prefetto in data 20 novembre 1911).
5) A Lucca (Ancmvio CENTRALE DELLO STATO, Min. Int.* P. S.* Uff. Riservato 1911-1915, busta n. 7, telegr. del Prefetto in data 5 novembre 1911), Viterbo, Bologna. A Roma Sighele parlava alla presenza della Regina Madre al Collegio Romano. Corredilii teneva conferenze a Roma e in altre città. Marchetti parlava dei rapporti fra l'impresa africana e il problema delle terre irredente all'assemblea generale della Trento e Trieste a Roma. A Pavia Vittorio Ciao dava inizio al suo corso universitario con una prolusione in cui inneggiava all'impresa tripolina. Il groppo romano nell'ottobre 1911 voleva istituire un corso di conferenze sulla Tripolitaniu; Lionello Venturi proponeva l'istituzione di ima biblioteca e di un ufficio consultivo sulla Libia per coloro che volevano esportarvi capitali e lavoro.