Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
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1966
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309
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Il nazionalismo italiano e l'impresa di Libia 309
unto a trasformare l'impresa, di cui pur si comprendevano le esatte proporaao ni, 1 nulla retorica guerra e lirica, giusta l'arguta definizione di Cesare de Lol-lis.2 In verità Ulàm nazionale, l'organo nazionalista più autorevole, diede quasi sempre prova di una certa moderazione nella illustrazione delle vicende della guerra e anzi condannò qualche volta l'esuberanza descrittiva e laudativa della stampa chiedendole di metter un freno alla fantasia, moderare gli entusiasmi, limitare i superlativi ; anche se la richiesta veniva accompagnata con queste non troppo prosaiche parole di riconoscimento: in questo risveglio nazionale di anime e in questa apoteosi di virtù militari e civili la stampa ha avuto la migliore parte facendosi dispensicra di gloria e rivelando tante belle gesta individuali .3) Ma, atteggiamento del settimanale romano a parte, era tutta l'attività dei nazionalisti, e non solo loro,4) a sostegno della, guerra, che era retorica, entusiastica e sproporzionata all'impresa. Basterebbe pensare a certe conferenze, come quelle tenute da Gray con il titolo La bella guerra,s) o alle corrispondenze del tipo di quelle di Corradini in cui si invocava lo stile degli storici ellenici per descrivere le gesta degli eroi della guerra, prototipi dell'umanità guerriera, della più pura bellezza morale :.; che descrivevano la terribile sonorità delle battaglie moderne e il loro spettacolo d'epica poesia , che francamente, d'altronde, riconoscevano: Noi passiamo quest'ora della realtà come nella poesia .6)
Retorica ed esagerazioni a parte, certi aspetti del clima creato dall'impresa coni e, ad esempio, il magnifico slancio di solidarietà nella guerra , trovarono estimatori anche in nomini della sponda opposta, quali Salvemini e Cola Janni, che considerarono la prova bellissima di serietà nazionale offerta dal paese nel conflitto come il suo unico risultato utile, che certamente però non valeva a far assolvere coloro che avevano spinto la nazione, e con quali metodi, in quella brutta avventura, e che d'altronde poteva essere causa di
l) Cr. nota 4 p. 306. A Giovanni Fapùii che, pur favorevole all'impresa, aveva scritto che quella Ubica non era una guerra vittoriosa come la volevano i nazionalisti, cioè seria e pericolosa in cui tutte le nostre forze fossero in gioco , ma una guerra a colpo sicuro (La Voce, 19 ottobre 1911, n. 42, art. La guerra vittoriosa), Videa nazionale rispondeva che i nazionalisti non l'avevano mai intesa in tal senso (numero del 2 novembre 1911).
-*) Cfr. L. SALVATORELLI, Storia del Novecento, Milano, 1958, 2" ed., p. 417.
3) Videa nazionale, 4 gennaio 1912, art. II senso della misura.
*) Dice, ad esempio, anche il Volpe: i giornali e loro corrispondenti di guerra gareggiarono ni fantasia e di titoli sesquipedali, persero spesso ogni senso critico e ogni scuso delle proporzioni (op. alt., p. 74). Su questo clima vedi pure le giuste osservazioni di L. Salvatorelli (op. eit., p. 418).
53 Anche Videa nazionale trovava il titolo troppo estetico.
*) Così scriveva giù dopo i primi combattimenti per la presa della città di Tripoli (La conquista di Tripoli, cit., pp. 33, 41,145., 150, 221; l'opera è dedicata al contrammiraglio IL Cagni). Di queste corrispondenze il Volpe dice che erano non tanto un racconto quanto un'esplosione di gaudio (op. rìi p. 76). Corradini stesso, più tardi, dirà che nei suoi discorsi per la guerra di Libia l'esultanza per quella vittoria o l'chtiinnzionc guerresca molto ingenuamente passano il segno, ma che tale ingenuità fu allora dell'Italia. L'Italia fu allora in uno stato di grazia ohe trasmodava sull'importanza della gesta, ma era divino. Fa una manifestazione del processo di rigenerazione etnica che faceva il suo corso (Discorsi politici (1902-1924), cit., p. 7).