Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <310>
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310 Raffaele Molinelli
nuovi mali, determinando hi. molti una più pericolosa presunzione sciovinista , spingendoli a precipitare il paese in nuovi rischi e in nuovcf storditaggini . ')
Le critiche nazionaliste alla condotta della guerra da parte del governo co-minciarono assai presto. Un'impresa come quella libica che si muoveva in mezzo a difficoltà diplomatiche di ogni genere, tali da farle assumere l'aspetto di un ballo delle uova, secondo la felice espressione gioUttiana, non poteva, da parte di osservatori impazienti, spregiudicati ed entusiasti, quali erano i nazionalisti, non provocare manifestazioni continue di insoddisfazione per il suo andamento.
Dopo il primo incidente diplomatico con l'Austria, ai primi di ottobre, per azioni navali italiane contro i Turchi nell'Adriatico, conclusosi con l'impe­gno da parte nostra di rinunciare ad ogni operazione in quel mare, i nazionalisti assumevano immediatamente un atteggiamento critico nei confronti della direzione della guerra: Dobbiano dir subito essi scrivevano che dalla dichiarazione di guerra in poi la direttiva politica di questa non ci pare più sicura e diritta, quanto potrebbe e dovrebbe essere .2)
Tale direttiva, sancita dal nostro sciagurato comunicato ufficiale , sem­brava ad essi che non solo permettesse un sicuro asilo alle forze turche nei loro porti adriatici, ma che, limitando la guerra ad un solo obbiettivo s) e perciò prolungandola, favorisse il sorgere delle temute complicazioni internazionali: quelle complicazioni balcaniche dicevano che sarebbero state evitate proprio da una rapida azione definitiva, sono e saranno invece sempre all'or­dine del giorno.4)
I nazionalisti affermavano, poi, che, essendo essi consapevoli della impos­sibilità di sostituire il personale di governo e quindi di dover fare la guerra e di concluderla il più rapidamente possibile con i soli mezzi disponibili che la si­tuazione offriva, la loro critica si sarebbe limitata a ciò che poteva essere stret­tamente utile, aH* errore facilmente riparabile , ai particolari, per cosi dire tecnici dell'impresa.
intanto criticavano, da un stretto punto di vista militare, che il corpo di spedizione non era stato pronto a sbarcare subito dopo il contingente della marina, e, da un punto di vista più ampio, politico e diplomatico, che non si provvedesse subito alla proclamazione dell'annessione della regione, a notifi­carla alle altre potenze, a portare la guerra in casa ai Turchi e a fare operare la flotta; il governo perciò doveva resistere, perchè il non farlo sarebbe stato un tradimento, ai vari ricatti internazionali per far cessare, senza troppo onore dell'Italia, la guerra e per conservare alla Turchia un simulacro di sovra­nità sulle due provinole )>.s)
Quando, poi, il 5 novembre, venne il decreto di annessione, i nazionalisti richiesero un'energica azione diplomatica per far sì che le grandi potenze ri­conoscessero la nostra sovranità sulla Libia."'
') G. SALVEMINI, / valori morali della guerra, in U Unità, 5 ottobre 1912, riportato m Come suono andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915, cit., pp. 239-241.
2) Videa nazionale, 12 ottobre 1911.
3) Nel numero del 19 ottobre 1911 il periodico nazionalista scriveva: al nemico ò lasciata facoltà di minacciarci su tatti i punti; la flotta turca e intangibile?.
4) Ibidem, 12 ottobre 1911.
*)' Ibidem, 12 ottobre, 2 novembre 1911, art. La nostra opera. Ibidem, 18 gennaio 1912.