Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
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1966
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Il nazionalismo italiano e Vimpresa di Libia 311
Dopo l'occupazione della città di Trìpoli, quando la guerra si era trasformata in guerriglia per gli arabo-turchi e per noi quasi in una guerra di posizione, i nazionalisti, facendosi portavoce di quella parte dell'opinione pubblica, che, come dice Giolitti, si mostrava impaziente,1) insorsero a gran voce contro gli imperdonabili mancamenti di iniziativa e di vigore bellico, contro l'inazione militare e contro la guerra timida e lenta ; essi postulavano una <c difensiva attiva , una via di mezzo fra la tattica temporeggiatrice di semplice attesa e una tattica inconsiderata e leggera , un'azione cioè che non mirasse a scoraggiare gli attacchi avversari con cannoneggiamenti a distanza, ma ad affrontare il nemico con le fanterie per poi distruggerlo definitivamente. La situazione che si era venuta a creare, dicevano, era la conseguenza della leggerezza e della pavidità con cui era stata condotta la guerra sin dall'inizio: per non arrecare il più lieve disturbo agli interessi degli altri Stati era stato limitato il teatro delle operazioni e permesso che venisse organizzato ai nostri danni il contrabbando delle armi nei paesi neutrali, non facendo valere, tranne che con qualche vana protesta verbale, i nostri diritti di belligeranti. Queste erano le convinzioni che la stampa nazionalista esprimeva dopo gli incidenti italo-francesi per il fermo da parte italiana il 16 e 18 gennaio 1912 dei piroscafi Carihage e Manouba con armi e soldati turchi, inveendo contro la sorellastra latina e la francofilia di certi nostri ambienti politici.3)
Ma tutto ciò, insieme alle recriminazioni e alle considerazioni che essi facevano snll' errore di aver dichiarato la guerra, quando invece si sarebbe dovuto sbarcare in Libia senza alcuna formalità, e sulle possibilità di una soluzione del conflitto, che non sarebbe potuta venire, secondo loro, da offerte di pace turche, ma solo dal riconoscimento del decreto di annessione da parte delle grandi potenze,3) mostrava come i nazionalisti nella loro critica alla condotta della guerra non si limitassero ai dettagli e ai particolari tecnici dell'impresa, *) ma ne investissero sistemi e metodi, proprio perchè di quell'impresa, così come di tutta la vita politica internazionale e della vita civile e politica in genere, avevano un concezione diversa da quella della classe politica del governo e del paese.
Ed infatti essi dichiaravano: E tutto qui il mistero della guerra: nella impreparazione di cuore e di mente dei poteri direttivi a questo atto inatteso, inaudito impreveduto per essi: la guerra di conquista .s)
J) G. Giou-m, op. et*., voi. II, p. 386.
s) Video nazionale, 23 novembre 1911, art. L'inazione militare; 18 gennaio 1912; 23 gennaio 1912, art. Il fallimento della francofilia; 1 febbraio 1912, art. La sorellastra; 15 febbraio 1912. La campagna contro l'inazione militare fu condotta dai nazionalisti anche dalle colonne del Giornale d'Italia ad opera di Federzoni e Corradini.
3) Ibidem, 22 febbraio, 21 marzo 1912.
) Come quando, ad esempio, plaudivano alle limitazioni imposte ai corrispondenti di guerra per mantenere il segreto delle operazioni (ibidem, 26 ottobre 1911) o ne invocavano il ristabilimento dopo che erano state tolte (vedi o.d.g. del gruppo di Roma, in Videa nazionale, 11 aprile 1912) o invitavano i comandi a vigilare sugli opuscoli in distribuzione ai soldati (vedil*o.d.g. dei gruppi di Homa e di Napoli sull'opuscolo di A. DE GUBERNATIS, Pacifismo e patriottismo, in Videa nazionale, 15 febbraio 1912).
*) Ibidem, 25 aprite 1912, art Nell'attesu.