Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <312>
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312 Raffaele Molinelli
Che la loro guerra fosse una cosa in parte diversa da quella clie il governa e il paese stavano combattendo lo si poteva anche desumere chiaramente dal­l'esame dell'atteggiamento che essi ritenevano opportuno venisse assunto nei confronti degli Arabi.
Se l'inazione era stata elevata a canone di strategia e di tattica , se la guerra si rivelava, per colpa del governo e del comando supremo, inorganica e fiacca , ciò non era da attribuirsi, diceva la stampa nazionalista, solo ad una calcolata prudenza per non andare incontro ad una nuova Adua, *) ma era da imputarsi soprattutto al fatto che si era voluto fare una guerra bianca , umanitaria, atta ad assoggettare gli arabi senza disturbarli e a trascinare i socialisti senza farli troppo strillare nelle piazze;3) una guerra secondo i gu­sti delTon. De Felice.
Per accattivarsi gli indigeni, invece, non c'era bisogno di fraternizzare, ma di imporsi con il prestigio e la forza, trattandosi di una razza inferiore e diversa : non si doveva, ad esempio, piegandosi vergognosamente al popo­larismo vuoto e chiacchierone di Montecitorio , concedere la grazia all'arabo Imitarli, reo di spionaggio; bisognava, scriveva Maffeo Pantaleoni, che gli Ita­liani pensassero degli Arabi ciò che il generale Sherman pensava dei pelli­rosse, cioè che solo quelli morti erano brave persone, e occorreva trattare quel­la accozzaglia di bastardi come razza inferiore dalla quale si doveva ripulire la terra;3) eerti Italiani, invece, diceva amaramente Francesco Coppola, a furia di romanticismo umanitario non riescono più a comprendere l'orgoglio, la solidarietà, la responsabilità, l'idea stessa di razza e io non dispero pro­prio per ciò, aggiungeva con sarcasmo, di godere, prima di morire, la ineffa­bile consolazione di vedere il suffragio universale esteso ai negri del Fezzan ; gli Italiani veri, però, diceva L'Idea nazionale, non quelli del tipo del sindaco Nathan, che nel suo cosmopolitismo anglo-italo-semitico ha osato espri­mere il fraterno affetto dei Romani ai Bengasini, considerano gli Arabi come sudditi conquistati con la forza delle armi ; essi ripudiano l'uma­nitarismo democratico che accarezza e ci dà per fratelli gli Arabi sporchi e indolenti e traditori , essi sono per la semplice e rude energia che domina e punisce, senza ferocia e senza debolezza, ma non tollera il dominato alla pari . 4>
') Cfr. Ibidem, 2 maggio 1912, art. La guerra di Libia e lo spettro di Adua; 20 giu­gno 1912, art. C'è un programma?.
-) Ibidem, 22 agosto 1912, art. Il ritorno di Caucva.
s) 11 Pantaleoni, allora simpatizzante nazionalista, si iscriverà ail'AvNJ. dopo il congresso di Milano del 1914. li noto economista, inoltre, giustificava il costo della guerra affermando che la Tripolitania era un paese ricchissimo adatto a ricévere una parto della nostra popolazione esuberante e con motivazioni di ordine politico: la necessità di inse­diarsi sulla costa mediterranea in parte già occupata dagli altri paesi, la liquidazione poli­tica che l'impresa stava facendo del socialismo, il risollevamento del buon nome e del prestigio italiano macchiati dalla vigliacca rinunzia alla prosecuzione, dopo Adua, della prima guerra d'Africa, la distruzione dell'incivile dominio turco, l'azione di allenamento per maggiori prove che la spedizione consentiva di foro alle nostro forze armate (Giornale digli Economisti e Rivista di Statistica, serie 3*, gennaio 1912, pp. 95-96).
*) Cfr. Videa nazionale, 2 novembre 1911, 15 febbraio, 21 marzo, 16 maggio 19 e 26 settembre 1912; La Tribuna, 14 settembre 1912, art di F. Coppola Bono tali ano.