Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <313>
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Il nazionalismo italiano e l'impresa di Libia 313
Tale atteggiamento dei nazionalisti sul trattamento che si sarebbe dovuto riservare agli Arabi metteva in evidenza convinzioni radicate ohe erano state però taciute fino all'insorgere della guerriglia araba e al triste episodio di Sciara-Sciat. Avevano dunque ragione Prezzolini, Salvemini e compagni a rinfacciare ai milUes gloriosi del nazionalismo di aver messo in circolazione la frottola delle braccia aperte e delle bandierine con cui le popolazioni indigene avreb­bero accolto una nostra eventuale conquista: frottola più che smentita, ora, dalla grave realtà dei fatti e dalle stesse dichiarazioni nazionaliste sulla poli­tica da adottarsi nei confronti degli Arabi.1)
Anche nella questione dell'occupazione delle isole del Dodccaneso, avve­nuta nell'aprilemaggio 1912, i nazionalisti mostrarono di essere fautori di una politica energica e spregiudicata, decisa ad approfittare di ogni occasione per aumentare territorialmente le nostre conquiste.
Già il 9 maggio, infatti, subito dopo Io sbarco a Stampalia e a Rodi, Videa nazionale affermava senza mezzi termini, e in questo caso anche profeticamente, che l'occupazione delle isole costituiva un buon pegno e sarebbe stata uu ottimo acquisto , se la resistenza ostinata della Turchia ci avesse dovuto un giorno conferire i diritti della lunga occupazione: i diritti del possesso de­finitivo .
Alla Turchia, infatti, dicevano i nazionalisti, le isole non potevano essere restituite: tutto il mondo già fremeva al pensiero della vendetta turca che sa­rebbe scesa inesorabile su quelle popolazioni, ma a tali questioni più generali di umanità, civiltà e di nazionalità bisognava, poi, anteporre una pregiu­diziale basata soltanto sui nostri interessi , cioè la preoccupazione per l'ir­reparabile rovina del nome italiano in tutto l'Oriente che la rappresaglia turca avrebbe costituito, oltre che per l'intervento delle altre potenze che essa avrebbe provocato. Non potevano neppure esser cedute alla Grecia, come auspicava il radicalismo filoellenico del Secolo. L'unica soluzione era quella del protettorato di una sola potenza, capace di identificare i suoi interessi con quelli delle popolazioni del luogo, cioè dell'Italia, all'ombra delle cui armi li­beratrici le isole si sarebbero Uberamente amministrate, conservando la loro lingua, le loro tradizioni, i loro costumi. 21
Convinti di ciò i nazionalisti diedero inizio ad un'attiva opera di propa­ganda nel paese per diffondere la coscienza della necessità per l'Italia di man­tenere il possesso del Dodecancso: i gruppi delle varie città votarono e diffu­sero ordini del giorno contro la restituzione delle isole alla vendetta e alla barbarie turca e affinchè l'Italia, essa sola , si rendesse responsabile da-
*) Vedi sulle responsabilità dei nazionalisti nella questione lu nota n. 1 a p. 294 e Videa nazionale, 5, 19 ottobre, 2 novembre 1911. Per la polemica sull'argomento la nota n. 6 a p. 299} La Voce, 2 novembre 1911, n. 44, art. Gli arabi ci aspettano; L'Idea nazionale, 9 novembre 1911, 3 ottobre 1912; G. BEVIONE, op. eh., p. 339; lo stesso Cor-radini era stato però costretto ad ammettere il 2 novembre 1911: poco seriamente si era creduto a coloro che men seriamente avevano dipinto gli Arabi come un uomo solo già determinato a volger le spalle ai Turchi e gettarsi in braccio a noi (Lo conquista di Tri­poli* citr* pp. 91-92).
2) Videa nazionale, 2 agosto 1912, art. di de Frenai Come si risolverà la questione delle isole; 26 settembre 1912.