Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <314>
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314 Raffaele Molinelli
vanti le popolazioni greche o israelitiche di quelle isole* e davanti all'Europa, della sicurezza e della tranquillità delle popolazioni stesse ; -1) vennero distri­buiti manifestini inneggianti a Rodi italiana e che incitavano il governo a non compiere una vile rinunzia; la stampa pubblicò con grande rilievo tipografico articoli dal titolo Perchè non si debbono restituire le isole dell'Egeo invi­tando a proceder oltre, se fosse stato necessario fino alla conquista di Chio e di Mitilcne,2)
Quando, poi, cominciarono a circolare le prime voci su negoziati per la pace i nazionalisti affermarono che l'Italia non poteva diminuire di un pol­lice le posizioni che aveva conquistato con il sangue dei suoi figli.s) Era vero, dicevano, che essi, prima, si sarebbero accontentati di condizioni di pace più moderate e di fare alla Turchia concessioni dignitose),4) ma ora, dopo lun­ghi, duri mesi di guerra e la conquista del Dodccaneso, non si potevano ac­cettare le clausole del riconoscimento della sovranità religiosa del Califfo e della restituzione delle isole in caso di ritiro delle forze turche dalla Libia; ciò avrebbe portato come conseguenza la fine di ogni prestigio italiano.
Perciò i nazionalisti romani all'annuncio, dato dall'agenzia Havas , della conclusione dell'accordo scendevano in piazza distribuendo migliaia di mani­festini che protestavano contro quella pace che vergognosamente rinnegava le idealità per cui si erano sacrificati i soldati caduti eroicamente in battaglia e i martiri accecati e crocifissi ad Henni.5J
In verità i nazionalisti erano costretti a riconoscere che il trattato stipu­lato a Losanna il 18 ottobre 1912 assicurava nella sua sostanza notevoli vantaggi materiali all'Italia; ciò che di esso condannavano era però soprat­tutto il fatto che sancisse una pace non imposta con la forza al nemico, ma negoziata e contrattata se anche felicemente contrattata da parte nostra . Avevamo la pace ohe meritavamo, dicevano, per il modo con cui avevamo condotto la guerra, che, snaturata dall'adesione radicalbloccarda, era divenuta non una guerra di conquista contro barbari da assoggettare , ma una lotta prò aris et focis, a favore di fratelli da liberare. fi)
E così quella guerra che avevano tanto tenacemente voluto e sostenuto li lasciava ora, con quella sua degna pace, in parte delusi, mentre tutto il paese ne accoglieva con gioia la fine. 7J
') Dall'o.d.g. del gruppo di Roma. In quella riunione de Frenai (Federzoni) così di­chiarava: Prolunghiamo quanto più è possibile il presente stato di fatto giacché di fronte a ciò l'Europa ha sempre finito per rassegnarsi a cedere (L'Idea nazionale, 12 settembre 1912).
*1 Ibidem, 3 ottobre 1912. Sui nazionalisti e la questione del Dodecaneso vedi pure E. CoKiumNi, Sopra le vie del nuovo impero. Dall'emigrazione di Tunisi olla guerra del" FEeo, cit., e G. DB FUOCO, L'Italia nell'Egeo, Roma, 1913.
s) L'Idea nazionale, 29 agosto 1912, art. La paesi*.
*) Lettera della giunta esecutiva delI'A.N.T. al Messaggero, in L'Idea nazionale, 28 marzo 1912.
*) Ibidem, 10 ottobre 1912.
6) Ibidem, 24 ottobre 1912, art. di M. Maraviglia* La guerra e la nostalgia della pace.
71-Nella seduta alla Camera dei Deputati del 25 febbraio 1914 Federzoni ricapitolava le riserve dei nazionalisti sulla condotta della guerra e sulla pace: guerra fiacca e Improv­visazione continua, mancata tutela nel trattato di pace degli Interessi degli italiani