Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <315>
immagine non disponibile

Il nazionalismo italiano e l'impresa di Libia 315
Quanto al futuro assetto delle regioni conquistate, ì nazionalisti erano dell'avviso che esse, per quanto dovessero divenire zone di popolamento e di impiego di capitali nazionali e per quanto fossero per la loro posizione geo­grafica quasi un prolungamento del suolo della patria non potevano determi­nare, per l'esistenza di una popolazione indigena, che un' azione coloniale da parte del nostro Stato: esse dovevano essere colonia e non provincia del Regno d'Italia.1)
I nazionalisti cercarono anche di fare subito qualche cosa per contribuire ad una migliore conoscenza della nuova colonia e per interessare ai suoi pro­blemi l'opinione pubblica nazionale. Furono, infatti, i promotori della Società per lo studio della Libia s) nata a Firenze nei primi mesi del 1912, di cui era magna pars il geografo Ciotto DaineDi, convinto nazionalista. Ma i naziona­listi invero consideravano la Libia non tanto per il suo intrinseco valore; guar­davano, invece, ad essa soprattutto come a un trampolino di lancio per future conquiste, e Volere o no diceva il loro massimo organo di stampa in un tempo più o meno lungo, la Tunisia è destinata a divenire una nuova Italia irredenta che potrebbe trovate appoggio nell'altra Italia vicina : Tripoli è il cominciamento di una storia nuova, o meglio soltanto da Tripoli la nostra storia comincia ; Andiamo avanti. Andare avanti significa andare verso la Siria .3) Non per niente Corradini, all'atto dell'annuncio deT ultimatum alla Turchia, aveva scritto: Da oggi può incominciare il periodo della nuova gran­dezza della nostra patria . *'
Ma quali furono le conseguenze della guerra libica sulla vita del movimento nazionalista ? Si disse, e assai presto, che, avendo i nazionalisti speso tutta la loro energia per la guerra, questa li avesse confusi tutti e distrutti , che (yiolitti decidendo l'impresa avesse loro rubato il pan di bocca ; il nazio­nalismo diceva La Voce è in preda a un curioso destino. Lo stato d'animo nazionalista confuso e immaturo si è diffuso fuori del partito in modo imprevisto e mirabile in questi sei o sette mesi, ma nello stesso tempo i nazio­nalisti veri e propri, i teorici, i conduttori, i pattiotti della stretta osservanza stanno diventando sempre meno. La patria, ancora una volta, ha ingoiato i patriottardi ; e Castellini scriveva qualche anno dopo: il movimento ne sentì benefico impulso, benché per l'immediata conversione di tutta l'opinione pub­blica italiana all'impresa, il nazionalismo fosse annegato da tali consentimenti
espulsi dalla Turchia e assenza di un termine cronologico per lo sgombro totale dei Turchi dalla Libia. L. Alberimi ricordando che i nazionalisti ritennero insufficienti i risultati della pace dice che a lui, invece, non era sembrato facile che la Turchia avesse potuto accettare le clausole del trattato {pp* di,, parte I, voi. II, p. 201).
1) Videa nazionale, 9 ottobre 1911, art. Per l'assetto della Trtpòlitania nostra.
2) In data 11 marzo 1912 il comitato centrale delI*A,N.I. decideva di far aderire l'associazione a tale società.
a) Videa nazionale, 30 novembre 1911, art. L'Italia in Siria; 7 febbraio 1912, art, LÌI Francia e l'Italia. Le ragioni della gelosia francese; convinzioni analoghe espri­meva Federzoni nel Suo libro VItalia nell'Egeo, cit.
*) B. COBRAr>rxr, Vota di Tripoli,., p, 245.