Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
anno <1966>   pagina <316>
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16 Raffaele Molinelli
e da tali unanimità che gli facevano perderò ogni (bonomia propria e lo indebo­livano come partito.J)
Era vero che la guerra avesse di tanto moltiplicato i nazionah'sti onorari da far passare i veri e propri nazionalisti quasi nell'ombra ,2) ma era pro­prio questo il segno della vitalità del movimento. *)
Infatti il grado di sviluppo di un partito politico non può essere misurato-solo dal numero degli iscrìtti o degli abbonati della sua stampa, ma ancjfe :e: soprattutto dalla sua incidenza nella realtà politica in coi opera. E il movi­mento nazionalista aveva visto il paese aderire ad una politica di conquista coloniale che costituiva il suo primo obbiettivo politico, da tempo e coerente­mente perseguito.4) Quali che fossero stati i precisi moventi che avevano spinto le sfere di governo a decidere l'impresa non si può negare che vi avesse avuto notevole influenza Patteggiamento della stampa e dell'opinione pubbli­ca di cui la campagna della pattuglia nazionalista aveva costituito Fazione di punta.
Lo stesso GioKtti nelle sue Memorie, prospettando il pericolo che un'altra potenza avesse potuto occupare la Libia, dichiarava: D'altra parte l'Italia, che si era già cosi profondamente commossa per l'occupazione francese di Tu­nisi, non avrebbe certamente tollerata una ripetizione di un evento di quel genere per la Libia; e parla diffusamente della campagna di stampa che chie­deva senz'altro la soluzione della questione con largo consenso da parte della pubblica opinione.8) E nel già citato promemoria di Di San Giuliano del 28-luglio 1911 assai viva e pressante è la preoccupazione per le probabilità mag­giori o minori che la decisione venisse imposta al Governo [....] dall'opinio­ne pubblica; perchè l'accordo francotedesco e altri fatti, che non avrebbero
') L'Idea nazionale, 4 gennaio 1912, art. Quello che abbiamo fatto; 16 maggio 1912; "La Voce, 9 maggio 1912, u. 19, art. La fine del nazionalismo ; G. CASTELLINI, Fasjt e dottrine del Nazionalismo italiano, eli., p. 23.
2) Videa nazionale, 2 novembre 1911.
3) Scrive il Croce: Concorde tutta l'Italia in quell'impresa, diventata nazionalistica! tutta l'Italia e lo stesso GioHtti, parve che di un partito nazionalista non ci fosse più bisogno, e non pochi se ne allontanarono, perchè il fine che accomunava si era attuato e le differenze si facevano sensibili e incomportabili [ ] Ma il nazionalismo, liberato dalie-illusioni e confusioni che nascondevano la sua vera natura, cominciò allora a percorrere la sua propria strada (op. cit.r p. 289). E così JP. Gaeta: Su questo piano i nazionalisti coerenti non furono affatto svuotati dall'impresa libica; anzi da essa trasscr motivo per un'ulteriore precisazione della propria ideologia e per inserirsi con una certa autorità nella concreta competizione politica (Nasionaliamo italiano, cit.,p. 100).
4) Giustamente diceva Videa nazionale del 4 gennaio 1912: Ebbene, senza falso orgoglio, senza voler'cercare oggi facili prove di passate profezie, possiamo dire ohe sol­tanto noi questa guerra, inattesa, inaspettata da molti, invano deprecata da alcuni, ha trovato fermi al nostro posto. Soltanto noi non abbiamo dovuto mutare non un nostro1 giudizio singolo, nb tutto un atteggiamento spiri tuule. Alcuni nostri avversari che hanno dovuto cambiar tono e linguaggio per non sequestrarsi da questa nuova vita che oggi vive la nazione.
5) Op. ciu, voi, II, pp, 334, 341, 343.