Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; ITALIA POLITICA COLONIALE 1911-19
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1966
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Il nazionalismo italiano e l'impresa di Libia 317
danneggiato in realtà gli interessi italiani, avrebbero potuto produrre sul paese impressione-, probabilmente infondata, ma non per questo meno grave ; perchè era vivo e diffuso , anche se infondato, il sentimento che la politica estera del governo fosse troppo remissiva , e perchè ogni piccolo incidente veniva ad arte ingigantito dalla stampa per diversi moventi . Analoghe preoccupazioni si ritrovano anche nella citata lettera del 9 agosto 1911 in cui si dice che la tensione fra i due paesi sarebbe sempre più naturalmente cresciuta per Patteggiamento dell'opinione pubblica in entrambi i paesi ed il linguaggio dei nostri giornali e che ogni tentativo amichevole nostro e dei nostri alleati veniva paralizzato dalla condotta della stampa italiana . **
Che la pressione dell'opinione pubblica sia stata la causa determinante nello spingere gli uomini di governo all'impresa è, ovviamente, difficile a provarsi, e d'altronde non si può non tener conto che più tardi, nel periodo della campagna interventistica della guerra mondiale, quegli uomini, e più precisa* mente Giolitti, seppero andare controcorrente. È indubbio, invece, che quella pressione fu fortemente avvertita dagli uomini di governo e che essi la tennero nella dovuta considerazione. Ci sembra lecito supporre che Giolitti, convintosi gradualmente, per la situazione obbiettiva delle cose che anche la stampa contribuiva a chiarirgli, della ineluttabilità dell'impresa, l'abbia effettuata andando incontro all'aspettativa sempre più pressante dell'opinione pubblica, la quale può averlo indotto anche a bruciare i tempi. 2>
Supposizioni a parte, si può dunque confermare il peso notevole che ebbe l'atteggiamento dell'opinione pubblica sulla decisione dell'impresa e il suo impegno nel sostenerla nel corso dell'effettuazione.
La retorica delle aquile imperiali di Roma e delle galere delle repubbliche marinare, l'esagerazione delle gesta di guerra e il culto degli eroi, l'orgoglio nazionale in ogni modo solleticato e sollecitato non costituivano ancora un vero e proprio nazionalismo nel senso in cui lo intendeva Corredini o il suo movimento, cioè un imperialismo spietato e spregiudicato (le delusioni patite dai nazionalisti per la pace di Losanna ne fanno fede), ma ne potevano costituire anche una premessa. Era ancora solo un patriottismo, acceso, esagerato, in-
') Dalle carie di Giovanni Giolitti, cit., voi. Ili, pp. 54, 57-58.
2) Ecco alcuni pareri di contemporanei sulla questione. Scriveva L. Albertini sul Corriere della Sera del 28 novembre 1912: che il governo sia stato rimorchiato dalla pubblica opinione è- un Fatto che si può iuconfutubilmente provare (op. cit., parte I, voi. II, p. 123); l'ambasciatore tedesco telegrafava al suo governo in data 6 novembre 1911 che Giolitti aveva voluto il decreto di annessione per prevenire, dimostrandosi intransigente, gli attacchi dell'opposizione nazionalista (vedi L. Albertini, op, cit., parte I, voi. II, p. 139); Salvemini diceva: Giolitti si decise il 17 settembre perché solo in questo momento senti che i giornali lo avevano servito più che egli non desiderasse, e che l'opinione pubblica gli aveva preso la mano (prefazione a Come siamo andati in Libia, in Como siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915 cit,, p. 330); e Corradini: se. andremo a Tripoli ce potremo affermare che fu voluto dall'opinione pubblica la quale riuscì a prendere la mano al governo (L'ora di Tripoli, cit., p. XI).