Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1966>   pagina <327>
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I fondi archivistici detta Biblioteca universitaria di Genova. 327
tica, di isolamento morale, indicando nella nostra megalomania e leggerezza le cause determinanti dell'esito infelice della guerra. Lamentava la carenza di uo­mini capaci e all'altezza di dominare la situazione:
Giro Passano mio, come siamo piccini piccini, non ostante il colossale nostro rgoglio ! Battuti in terra ed in mare, non lo siamo meno in diplomazia, dove quei nostri grandi uomini di Firenze ebbero oggi il loro Waterloo. Quando da qui a qualche mese ripenseremo, se lo potremo, con calma a questi aitimi giorni, ci parrà impossibile che tutta la Nazione., Re, Ministri, Generali, Armata, popolo èie. ab­biano potuto presentare lo spettacolo di un ospizio di matti. Il giornalismo poi ha superato la mia aspettativa ed ora in avanti per me questa qualifica equivarrà ad un insulto. Riuscirei dopo tanto clamore a trovarci isolati e scorati a fronte dell'Austria intiera, dopo il nostro trattato colla Prussia e veramente cosa non credibile !
Diciamocelo in un orecchio, il nostro paese è piuttosto marcio, che maturo, abbiamo un numero stragrande di buffoni d'ogni genere ma di uomini air altezza delle circostanze non uno dopo il compianto Cavour. Non un generale, non un buon finanziere, non un uomo di Stato. Con etementi negativi di questo genere è già molto se resteremo in piedi l
Come vedete io sono sconfortati ssimo e non domanderei meglio che d'essere convinto del mio torto. Ai tempi migliori riprenderemo la nostra corrispondenza bù bliografico letteraria.
Dieci anni dopo, le stesse amarezze non soltanto erano presenti nel D'Adda, ma si erano accentuate: l'avvento della Sinistra, il timore del suffragio univer­sale, le polemiche giornalistiche, le istanze sindacali delle classi lavoratrici, il problema meridionale, erauo i coefficienti del suo giudizio negativo su quel­l'Italia che incominciava ad avvertire l'urgenza del proprio ridimensionamento nell'ambito europeo. D 31 maggio 1876, lamentando una persistente retorica nel costume civile italiano, scriveva:
Queste feste pel centenario di Legnano, io vi ho votato contro in Consiglio, perchè trovo che è tempo di finirla una volta con queste commemorazioni, luminarie, discorsetti, bandiere al vento, e di essere e mostrarci una volta una nazione seria che non ha bisogno di queste dimostrazioni teatrali, se vogliamo non meritarci il Carni vai nation del Times. Io poi prevedeva quanto è avvenuto, che il partito non soltanto della Sinistra, ma i vari repubblicani rossi si sarebbero impadroniti delle feste che sfruttarono per sé. I municipj, a mio credere, non sono né devono essere corpi politici e non devono prestarsi a spese a carico d'ogni classe e d'ogni partito, che poi sia di solo utile degli imbroglioni. Del resto queste feste dalle quali mi sono tenuto sempre lontano non hanno provato che una cosa soltanto, il disordine delle idee che arriverà fra sei mesi a darci seni pensieri anche nei fatti, se gli attuali governanti rimarranno al potere. Queste feste furono il microcosmo di quello che sarà il povero nostro paese fra poco tempo. La canaglia qui ritorna a galla, la stampa ricomincia ad hnp6r~ versare e si vedono e si sentono cose che ricordano i bei tempi del marchese di Villa-marina, Speriamo che possa dirsi delle mediocrità che abbiamo al poterei toDuntur in aliam eie. altrimenti, caro Passano, siamo fritti.
L'influenza dell"Italia meridionale negli affari della Penisola era prevedibile andando a Roma, ed ora ci siamo. La gran maggioranza della nazione è ancora com­posta di popolazioni {Calabria, Napoletano, Sicilia, Sardegna) allo stesso grado di civiltà di quelle della costa africana. E si vuote il suffragio universale ? con 17 milioni d'analfabeti l Caro Passano, ritiriamoci... coi nostri libri, che il tempo si fa brutto assai. In quanto a me, vi dichiaro che il mio codino si allunga ogni