Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1966>   pagina <328>
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Emilio Costa
giorno più e risponde alle emozioni dal mio cranio, vibra roteando come la coda di un gatto inviperito.
L'il giugno 1876, dopo aver illustrato le tristi condizioni dell'agricoltura lombarda, dovute alle ultime perturbazioni atmosferiche, scriveva: Ma abbiamo la soddisfazione di giuocare alla gran potenza coi soldatini di stagno, ed una marina di affondatoli, di festeggiare Legnano e di essere governati dalla Sinistra con quelle mediocrità avvocatesche che ci comprometteranno anche coi pochi amici che ci restano in Europa ! Ma direi delle bruite cose, se mi lasciassi andare ! M r
Non risparmiava rampogne al governo, e il suo giudizio era sempre negativa* Vedeva corruzione, concussione, temeva il progresso sociale e politico, avver­tendo in esso il profilarsi della repubblica. II15 novembre 1876 compendiava in una lettera al Passano i suoi timori, i motivi della sua insoddisfazione, le cause del suo pessimismo politico:
Caro Passano, non c'è altro a questo mondo che la famiglia ed i libri per con­solarci delle brutte, ma bruttissime cose che si vedono e di quelle che pur troppo ve­dremo presto. Ci sono voluti 16 anni coli1 aiuto di mezza Europa per mettere insieme questa nostra Italia, ma in pochi mesi, e da soli, riesciremo a mandarla in frantumi. Rileggete le Repubblicbe italiane del Sismondi, come le rileggo io, e vedrete che ciò che si dice progresso, ci ricondurrà a quei tempi ed a quei fatti. Si son fatte troppe fortune nel 59 e negli anni che seguirono, ben poche innocenti, ed ora si vuol creare in Italia una situazione di cose che rimescoli ancora le fortune pubbliche e private da quelli che non arrivarono a tempo per rubare in allora. Caro Passano! fra tutti i nostri difetti siamo anche ipocriti. Non si parla che di politica e non si pensa che a far affari. Cosa credete che abbia perduto il nostro partito ? Le enormi perdite subite dal pubblico nelle società in accomandita dirette e lanciate da persone che si giovano della loro posizione politica per far affari. Anche certe belle azioni come quelle del vostro De Ferrari XJ sono come le sirene, badiamo alla coda /
Caro mio, la vita è il miglior rimedio contro lo. stupore ... D'altronde noi pen­siamo che tutto finisca al di qua delle Alpi, ma state sicuro che sino che la Francia sarà repubblica, non avremo più pace. Il nostro avvenire si deciderà allo scadere-del settennato presidenziale. Se la Repubblica sta e si regge in Francia, possiamo sin d'ora darci reciprocamente del cittadino. Soltanto, siccome l'esperienza altrui non serve né alle nazioni, né agli individui, cosi non eviteremo gli eccessi del secolo scorso e ne vedremo di brutte assai !
La coscienza eticosociale del quarto stato e il suo affacciarsi alla ribalta della vita politica lo inquietava; vedeva nelle nuove istanze sociali ed economiche il cammino del materialismo. Il 15 maggio 1877 sottolineava tali apprensioni: Qui tutto si sfascia non soltanto nell'ordine religioso, nel politico*, ma sopratutto nel morale e nel sentimento dell'onore. Si é materializzato tutto e, meno il ben essere da raggiungersi con qualunque mezzo, non si ha fede più in nulla. Caro Passano, noi vivremo forse in sufficienza per vedere il principio di quella nuova Era, l'avve­nimento del quarto stato che rinnoverà gli errori della fine dello scorso secolo. Tutto concorre a questo fine, ma sopratutto lo scredito che buttano sulle istituzioni i nostri stessi principi, i quali sembrano proprio i precursori della futura repubblica. Da anni seminiamo vento e non raccoglieremo che tempesta
*) Allude a Raffaele De Ferrari, duca di Galliera, patrizio genovese (1803-1876). Senatore, fu munificcntissimo e benemerito della città di Genova, atta quale donò noi 1875 venti milioni per l'ampliamento del porto.