Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno
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1966
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pagina
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333
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Libri e periodivi 333
Amico del noto Francesco Maria Gianni, un illuminista che sperò in Bonaparte generale e primo Console come a BUO tempo aveva sperato nei principi di stampo leo* poldino. del Febbroni, del Manfrcdini, del Lucchésini e del Czartoryski, il Mazze, non cessando di sentirai americano d'elezione, aveva due ideali: la sistemazione economica, polìtica e sociale d'Italia secondo principi democratici e razionali, l'indipendenza della Polonia come presupposto d'uno Stato costituzionale polacco. Il suo epistolario con il Presidente Jefferson trabocca di questi sentimenti; ecco come il toscano giudicò gli avvenimenti italiani del 1797: L'infame trattato di Campofoxmio. Malgrado la Dichiarazione dei Diritti, l'Areopago di Parigi à trafficato della libertà veneta, come da altri si fece di quella della Polonia .
Studioso di cose economico-politiche, il Mazzei scrisse sul problema del pauperismo un opuscolo, pubblicato in Toscana nel 1799, dal titolo: Riflessioni sui mali provenienti dalla questua e sui mezzi per evitargli . Questo non era che un aspetto del più vasto problema di come risolvere i mali d'Italia. L'Autrice ha riportato integralmente, molto a proposito, tale scritto mazzeiano. Quanto alle lettere a carattere privato del Gianni, spesso acutissime e brillanti (una postilla d'una missiva del 24 giugno 1805, parlava dell'incoronazione duplice di Napoleone in questi termini: Nuovi Imperatori e Nuovi Regi, campiamo e vediamo ), la scelta forse non è stata completamente felice. A nostro avviso sarebbe stato bene riportare qualche lèttera in meno del Gianni e qualche lettera in pio, del Mazzei, traendo queste ultime ad esempio dalla corrispondenza come agente del Re di Polonia e come cittadino americano. GIANFRANCO DE PAOLI
Storia di Brescia, promossa e'diretta da GIOVANNI TRECCANI DEGÙ ALFIERI, voi. IV: Dalla Repubblica bresciana ai giorni nostri {17971963); Brescia, Morcelliana, in 4, pp. XXV-1214, con tav. e ili. S. p.
Non si può che rallegrarsi della tendenza, che sempre più va affermandosi nei nostri studi storiografici, a dare una parte di rilievo alle indagini di carattere locale e ad approfondire settorialmente gli aspetti che esulano dal tradizionale campo eticopolitico. Purtroppo, però, non sempre alla maggiore limitatezza territoriale dell'indagine corrispondono effettivamente una ricerca più accurata e minuziosa e l'utilizzazione sistematica-delie fonti disponibili; cosa, quest'ultima, che evidentemente non sarebbe possibile nel caso di lavori di ampio respiro, ma che dovrebbe costituire uno dei principali obiettivi cui mirare nelle ricerche locali.
Se quindi è senza dubbio da salutare con soddisfazione la pubblicazione di questa Storia di Brescia, per diversi aspetti pregevole, non ci si può neppure nascondere che non poche fra le monografie contenute nell'opera qui in discorso lasciano nel lettore un certo senso di delusa perplessità, appunto perchè non rispondono appieno a quelle esigenze di completezza documentaria e di scaltrezza metodologica nelle indagini settoriali che opere di questo genere dovrebbero più pienamente soddisfare.
Il IV volume, che qui ci interessa, di questa monumentale e riccamente illustrata storia bresciana, si apre con un saggio di Fausto Lcchi, Il miraggio della libertà, che copre il periodo del predominio francese, dal 1796 al 1814. All'autore si offrivano, in questo caso, due alternative egualmente attraenti: quella di una storia rigorosamente locale, con; un'indagine in profondità - - necessariamente anche su base archivistica sulla Vita pubblica della, città lombarda nel periodo considerato; oppure quella di una storia regionale, che partendo dalla comunità bresciana ricostruisse in maniera originale, da un angolo visuale periferico, la storia della Repubblica cisalpina prima, della Repubblica italiana e del Regno d'Italia poi. Egli ha preferito invoce tenersi alquanto sulle generali, senza tuttavia di scostarsi da una storia puramente cittadina, di modo che la sua indagine non porta tutti i frutti che avrebbe potuto dare, pur non mancando di interesse e di utili informazioni di dettaglio. Troppo nell'ombra sono comunque lasciate dal Lechi le condizioni economico-sociali di Brescia e del bresciano a cavallo del XVIII e del XIX secolo; in particolare, c*e da rammaricarsi che non venga data sufficiente attenzione al prò-