Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno
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1966
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337
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Libri e periodici 337
Però epici personaggi per quanto scoperti o riveduti con tanta ricchezza di informazione che va molto più lontano delle stesse persone, non mancano di delicato velo: un velo che poggia stt di loro, ora più ora meno, non già con l'ufficio di nascondere (TÀ. onestamente non lo consentirebbe), ma per addolcire taluni contorni, per attenuare certi colori, per trasformare, senza tradire, in amabile o quanto meno scusabile ciò che senza quel velo sapiente potrebbe apparire duretto od imbarazzante.
Si direbbe che la pietas che mai si nega alle cose morenti, ai malinconici tramonti, viene associata alla verìtas che è propria della storia. Ma può darsi che queste siano soltanto impressioni nostre, rilevabili soltanto da parte di chi è incallito nella contemplazione di figure e figuri del nostro Risorgimento, da chi è troppo prudente nell'accettare demolizioni o rovesciamenti di posizioni, deciso a muoversi quando il documento lo impone, e proclive in linea di principi a credere che la storia non illustra la Magna Otaria in cui trova giustificazione ed approvazione (oltre alla comprensione) la difesa a qualunque costo dei privilegi dinastici, ma è la ragionata e documentata conoscenza di quel cammino ideale che i popoli compiono in avanti, si chiami codesto avanzare conia parola evoluzione o si chiami rivoluzione.
Se questo è il nostro convincimento, i tiranni cosi battezzati da Mazzini restano tiranni, sia pure con le dovute discriminazioni ed attenuanti; e, qualunque sia la revisione in atto o in fieri, il battesino rimane.
Diversamente le forche che sono state inalzate negli anni della dominazione assolutista, negli anni dell'Italia non unita e non indipendente, inalzate a difesa di privilegi atavici e non atavici, potrebbero divenire alberi naturali da cui pendono naturali frutti di stagione.
Ma se tutte le nostre considerazioni fin qui esposte e quelle di cui facciamo grazia avessero da parte nostra totale riferimento all'opera che abbiamo esaminato, noi peccheremmo nel* quale e nel quanto . Lo stesso esempio delPÀ. rifuggente da toni polemici acquisterebbe verso di noi un significato di meritato rimprovero.
Quindi lungi daU'insistere in un esame globale e d'altra parte impossibilitati a riferire su ogni dinastia o peggio su ogni personaggio redimito di corona, fermiamo brevemente la nostra attenzione su due di quei personaggi, convinti che apprezzeremo nella dovuta misura e riserva questa voce diversa ma opportuna che vuole inserirsi fra le altre voci della storiografìa risorgimentale-
I due personaggi hanno importanza diversa e potremmo dire difficoltà di diversissimo grado rispetto alle finalità che la dotta ricostruzione si è prefissa.
Si tratta di Maria Luigia duchessa di Parma, e- di Francesco IV duca di Modena.
Maria Luigia vedova di Napoleone assai prima che egli muoia, sposata poscia e
risposata in serie e fuori serie come umanamente può accadere in ogni tempo ed in ogni
dove (e quindi anche in tempi di legittimo potere venuto da Dio, e di piccole o grandi
dinastìe) esce umanamente ritratta dalle pagine tenere che lo sono dedicate.
Del resto quale storico risorgimentale al di qua delle non fiere polemiche del momento ha usato strali contro colei che se in talune circostanze non ha abbondato in lacrime materne (non si tratta però di vera aridità), è stata soprattutto una sacrificata, una vittima di politiche vicende e di costumi... dinastici, ed una sovrana lutt'altro che ignara ed indifferente nelle cure e nell'amore VCESO il suo piccolo Stato?
Con questa sua costruzione in chiave dinastica l'A. si è in sostanza unito ai più benevoli fra gli storici, offrendo rispetto a non pochi la prova di più diligente raccolta in fotte, di testimonianze e rilievi, e soffermandosi in considerazioni che sarebbe difficile se non ingiusto respingere*
Nò potevano nuocere, e non hanno nuociuto, a tale ragionato disegno del profilo ducale, i pettegolezzi di sudditi e non sudditi a proposito di manchevolezze o diletti cui solo vagamente ai accenna: un altro pregio di questa storia dinastica è appunto il senso di dignità e la regola della correttezza e della cavalleria che viene sempre osservala.
Non si può tuttavia comporre un quadro senza le ombre; però In questo caso le ombre non sono macchie sul pallido volto dell'asburgica donna, tribolata rappresentante
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