Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1966>   pagina <338>
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338 Libri e periodici
di dinastie, ma sono le- esigenze di un rilievo che vuole corrispondere al vero. E non diciamo di più.
Il compito di tracciare il profilo dinastico è stato presumibilmente meno grato allo storico e certamente più difficile quando si è trattato di Francesco IV.
Sin dalle prime parole che vengono -dedicate al Duca di Modena, il lettore si sente quasi invitato a pensare che non avrà luogo la di Ini difesa a priori, ohe si tratterà tutl'al più di una doverosa esperienza investigativa, condotta al fine di umanizzarlo nei debiti limiti, di liberarlo dal soverchio delle accuse, da non fondate o non sufficientemente docu­mentate attribuzioni, di vederlo insomma nel sno buon alveo dinastico per potergli poi trovare il suo vero posto nella storia politica.
Direi che le pagine dedicate a Francesco IV di Modena siano tali da destare nel lettore non tanto il convincimento quanto piuttosto un senso di ammirazione quale si concede ad ogni impresa abilmente condotta, indipendentemente dal risultato. In verità l'A. non si abbandona avvocatescamente ad accenti defensionali, non formula sentenze vere e proprie, ma procede annotando, spiegando, interpretando, aggiungendo attenuanti ma non imponendole: e pertanto procede difendendo, ma senza gesti e senza clamore.
L'azione del Principe a suo dire è comprensibile ed ammissibile umanamente e storicamente: egli agisce in perfetta coerenza con le proprie idee e con la propria fede politica e religiosa: la sua personalità storica ò tipica armonia del pensare e dell'agite
Insistere oggi su accenti d'ira che già lo stordirono, insistere nello stile offensivo che parve il solo degno per tanto nomo e regnante, sarebbe prova di incomprensione o peggio
Procedendo su questa direttiva non può sorprendere se il lettore impressionato non si chieda alla fine se davvero il diritto divino dei monarchi non debba mai cedere di fronte al diritto del popolo a diventare nazione: se la coerenza debba davvero trovare posto sullo stesso piano dove ha posto la coscienza, assumendo cosi una funzione assolutoria.
Ma noi stessi a questo punto dobbiamo doverosamente dichiarare che l'A. non ha detto tali cose, che non si è lasciato sfuggire parole del genere, e che piuttosto noi, noi stessi siamo vittime di un impulso di reazione nato a poco a poco chissà perchè durante la lettura.
Forse qualche pennellata ci ha disturbato. Per esempio là dove è detto che la faccia, truce del Duca (quella non si cancella, e rimangono ancor oggi i ritratti) dipende in parte dalla miopia.
Gli occhi dunque, e non l'anima, refrattari ad ogni gentile e serena espressione? Ed era in rapporto con quella miopia la condotta seguita dal Principe prima e durante e dopo la rivoluzione del 1831, ed erano governati da quello sguardo smorto i rapporti col Misley, con Giro Menotti e le sentenze e le repressioni mai piegate ad umana pietà? Dipen­deva dunque in parte da quegli occhi e non totalmente dall'anima la serie delle condanne a morte od alla galera e per esempio la esecuzione della sentenza capitale che col­piva nel 1832 l'innocente Giuseppe Ricci per il quale invano fu invocata giustizia e pietà?
Davvero la storiografia ufficiale ha dato come si legge di questo Principe o di altri un giudizio severo e crudele ?
Altri momenti di dissenso provocato ci si consenta di usare questa parola non solò dalle cose dette e registrate, ma più assai dallo spirito che le ha dettate non ci sono mancati contemplando altri profili dinastici.
Forse il nostro più che un pacato e doveroso pensare è stato un irrefrenabile sentire; e, te occorre, ne chiediamo venia, aggiungendo però con non minore sincerità che anche nei momenti cruciali non è venuta meno in noi la consapevolezza di avere sotto gli occhi un'opera di indiscutibile valore scientifico, nutrita di vasta erudizione, vestita con un garbo ohe arriva all'eleganza.
Né i dissensi fondamentali ci vietano fai questo momento di confermare che una voee simile, per quanto a nostro modesto parere, anacronistica, devo essere ascoltata nella misura ohe eleggi della verità e della onestà impongono a tutti.
13 dunque guardiamo e riguardiamo anche questi volti dinastici, lasciando a chiun­que libertà di commuoversi