Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1966>   pagina <339>
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Libri e periodici 339
Da parte nostra se abbiamo trovino e se troveremo doranti a epici ritratti qualche fiammella di candela, sia essa accesa da un chierico superstite o, colite io questo caso, da un valoroso storico, non la spegneremo, ma non ci comporteremo come e fossimo di fronte ad un altare.
Il legittimismo non è una religione, è una superstizione. È religione invece l'amore per l'Italia una ed indipendente.
11 quale amore a proposito di luce di candele ha il suo simbolo in una stella: quella che illuminò i martiri, e che illumina il nostro cammino in avanti e non a ritroso.
PIERO ZAMA
GIUSEPPE STEFAM, // problemi! dell'Adriatico nelle guerre del Risorgimento; Udine, Del Bianco, 1959, in 8,pp. 104.1.. 1.000.
Storia di ieri per una più viva conoscenza storica di tuo di quei problemi che tuttora e pesantemente incombono sul nostro paese: questa ci sembra la definizione, esatta del­l' opera. E del resto il titolo medesimo conferma questa indicazione.
Può darsi che l'A., del quale piangiamo la scomparsa, abbia voluto parlare non solo agli studiosi ed ai giovani, ma anche agli immemori, a quelli cioè di ogni ordine politico che come i proverbiali passeri chiudono gli occhi, proprio quando dovrebbero tenerli più aperti, ritenendo con ciò di essersi nascosti e sottratti al pericolo. È certo comunque che codesta sua sintesi intorno alle idee, alle ragioni, alle aspirazioni, alle vicende ed alle solu­zioni negate o raggiunte e più o meno perdute, questo ragionare e documentare intorno alla naturale funzione politicoeconomica di quel mare che fu già di Venezia, nasce da ricerche di storico coscienzioso e da nobile e serena passione di patriota.
Si risale, per quel che riguarda la prima ed ancora incerta impostazione del problema, al 1848: dalla grande vigilia, da quella decisiva esplosione rivoluzionaria che condurrà all'indipendenza ed all'unità della Patria, si cammina fra soste e riprese sino ai giorni della pace di Vienna (31 ottobre 1866), allorché i vinti di Custoza e di Lissa sono costretti ad accettare il contratto concluso fra Austria e Prussia nel quale il problema dell'Adriati­co, il problema della Carsia, di Trieste, dell'Istria (e non parliamo di Trento) rimane se così può dirsi come rinnovato grido di dolore , rimane, come si legge nell'appello del 14 agosto degli emigrati giuliani, preghiera ai ricongiunti italiani di non perdere dagli occhi e dal cuore la causa degli infelici fratelli, che sono divisi dalle gioie del riscatto e dall'orgoglio delle rifiorite sorti della patria .
Fra le due date, ma con una visuale e con sentimenti che non vietano ed anzi aiu­tano a giungere, lungo un lineare e conseguente cammino, fin quasi ai nostri giorni, vengono segnalati come abbiamo accennato, nei loro aspetti e nei loro particolari più significativi gli avvenimenti: appaiono nei momenti più illuminanti le figure e gli attori, gli uomini della politica da Cavour a Ricasoli, gli uomini dell'azione da La Marmora a Garibaldi, a Peranno, a Galdini. Momenti illuminanti di diversa o contrastante od opposta luce nella diversità del pensare e dell'agire, ma validi a far conoscere la realtà e hi gravità del problema, e la vitale importanza della soluzione.
Proprio questa è invocazione taciuta ma presente nella mente e nel cuore dcll'A.: Una soluzione che non sia quella del nascondersi, quella della rinuncia ad interessi essen­ziali ed a dignità nazionale: che non sia la soluzione del silenzio che può essere interpre­tato come viltà.
Salvatore Francesco Romano nelle pagine della Prefazione precisa le finalità della pubblicazione con lo quale a curo del Comitato di Trieste e di Gorizia del nostro Isti­tuto ha avuta inizio la collana denominata Civiltà del RÌBorgùnento .
Si tratta di finalità o meglio di interessi molteplici che riguardano ed e ovvio gli studiosi specialisti: ma si tratta di mi interesso anche più ampio, di giovani e di non giovani, per i quali Io studio del Risorgimento rappresenta soprattutto un riferimento e una suggestione a riconsiderare, a ripensare, aspetti, problemi, eventi e figure del nostro Risorgimento, i quali, alla luce di più aggiornati risultati e metodi di interpretazione.