Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1966>   pagina <341>
immagine non disponibile

Libri e periodici
litari. .e; si organizzarono servizi sanitari e di ambulanze e si concentrarono nuove truppe sbarcate nei porti di Marsiglia e di Lione. E ai primi di aprile, quando ancora le potenze speravano in un accordo con l'Austria l'imperatore (la cosa forse è ai più ignota) affidava il compito al capitano di vascello Gbaigucau di'recarsi immediatamente a Genova per or-ganizzarvi imo sbarco sollecito dei contingenti di truppa da inviare lungo la ferrovia dei Giovi. 3'J Allo svolgimento dei piani relativi cooperò attivamente il comandante del porto. capitano di fregata conte di Rey, sicché all'arrivo a Genova di Napoleone, che vi si fermò per due giorni in un'atmosfera vibrante di entusiasmo popolare, eran sbarcati di già 75.424 saldati e 7287 cavalli. E nel corso dell'anno sbarcarono 113.560 soldati e 17.828 cavalli. Ma purtroppo (e lo confessò apertamente il ministro della guerra) l'esercito mancava del più necessario per affrontare un così arduo cimento, anche perchè non si dettero indica­zioni precise per la mobilitazione e i comandanti dovettero per lo più agire di propria ini­ziativa. Perciò per 20 giorni il pìccolo esercito sardo, composto di 56 mila fanti, 4 mila cavalli e 114 cannoni, rimase solo di fronte al poderoso esercito austriaco composto di 5 corpi di armata, e cioè dai 180 ai 200 mila uomini all' incirca. Ma quel che fadaweromera-viglia è l'impreparazione, assai più grave, dell'Austria, con ritardi impiegabili, con provve­dimenti affrettati e spesso incoerenti; ma soprattutto con un'incertezza veramente singo­lare degli scopi da raggiungere. A comandante in capo il sovrano* influenzato certamente dalla nobiltà viennese, aveva nominato il baldanzoso e sprezzante conte Francesco Gyulai, governatore del regno del Lombardo-Veneto, di scarsa esperienza militare, ma, per giun­ta, del tutto inviso dai comandanti inferiori che avrebbero a lui preferito il valoroso ma­resciallo Hess. Logicamente avrebbe dovuto affrontare con la massima celerità i pie­montesi riuniti nella zona collinare tra il Po e il Tanaro; ma egli, contro gli ordini datigli, voleva far di sua testa e pensò che il miglior partito fosse imitare il grande Radetzky, morto l'anno prima, e cioè di ritirarsi dietro il Mincio e di attendere lì il nemico. E ci vol­lero le ripetute insistenze del Buoi e dell'Hubner per convincerlo a cambiar rotta e a mar­ciare verso Torino indifesa. Ma dovette ben presto arrestarsi e volgersi verso la Lomellina perchè nel Vercellese il genio militare sardo, aiutato dai contadini del luogo, aveva inon­data la pianura.
Ma neanche Napoleone, che nel frattempo si era unito alle truppe di Vittorio Ema­nuele, ebbe lì per lì un chiaro disegno sul da farsi e rimase inattivo sino al 26 maggio, in cui, non deliberatamente (sia ben inteso) ma per suggerimenti di provetti generali a riposo, decise finalmente di effettuare il grande movimento aggirante per sinistra, affidando ai piemontesi la difficile mansione di proteggere di fianco le truppe francesi che dovevano passare il Po al ponte di Gasale per portarsi nella zona di TurbigcMagenta, parte a piedi e porte in ferrovia, per un percorso di circa 110 chilometri. Durante il tragitto avvennero i combattimenti di Palestre, Confienza e Vinzaglio, sostenuti con onore dall'esercito sardo contro gli attacchi del nemico mascherando così la marcia napoleonica. Ma il 4 giugno, al mattino, il generale Mac- Mahon con il suo 2 corpo dal Ticino si spinse con due colonne verso Magenta per incontrarsi con gli altri corpi che provenivano da Novara e così av­venne l'incontro, del tutto inopinato, perchè non premeditato dagli avversari che a Ma­genta stavano a riposo, e non preveduto e non voluto da Napoleone. Ma non fu (sia ben inteso) min grande battaglia e tanto meno una brillante vittoria, come si legge ancora og­gidì su tutti i nostri testi di storia, perchè da,una parte e dall'altra combatterono non più della metà dei reparti (e precisamente, come sappiamo ora dai lavori del Convegno, 54 mila francesi e poco più di 58 mila austriaci) e perchè sino agli ultimi istanti l'esito fu in­certo. Nell'ultima fase intervennero anche alcuni reparti della divisione Fanti, e non tutta, come si racconta ancor oggi; non per negligenza, secondo l'ingiusto rimbrotto dell im­peratore* no {così nel Convegno fu intelligentemente spiegato) per il ritardo procurato dal contìnuo intralcio dei cariaggi. Appuntì invece furon fatti, ma a torto, a Napoleone per il suo contegno durante il combattimento, perchè (e lo sappiamo ora dal Convegno) egli i" trovò preso in mezzo alla mischia improvvisamente e quasi a nulle metri dalla linea
sj Vedi ora l'agile volumetto di Leonida Bàlestrcri 1 francesi n Genova nel 1859 (Genova, 1-959)., criticamente redatto su fonti in gran parte inedite.
341