Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
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1966
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Libri tt periodici
del fuoco e per cinque ore dovette star fermo a cavallo manovrando alla meglio le poche riserve che aveva a disposizione, il che spiega Iti mancanza assoluta di coordinamento dei Francesi durante la lotta. Piuttosto il suo errore imperdonabile fu di non aver inseguito ! nemici ohe sì ritiravano stanchi e sfiduciati, invece di affrettarsi verso Milano, ove, come tutti sanno, fu accolto trionfalmente. Solo quattro giorni dopo ordinò a due divisioni di avviarsi verso Melegnano per catturarvi la retroguardia austriaca isolata dell'ottavo corpo, composta di due brigate. E li s'ingaggiò uno scontro accanito durato ore e ore sino sul far della notte, (piando un furioso temporale costrinse i belligeranti a deporre le armi. Dell'avvenimento, e soprattutto sui particolari} nelle nostre storie o si tace o se ne dao rapidi cenni; ma al Convegno il notabile episodio fu discusso con ampiezza e sodezza di elementi. Poiché non mi è possibile indugiarmi oltre, mi preme però ricordare che gli Austriaci ebbero 120 morti, 240 feriti e 91 dispersi, ma assai più furono le perdite dei Francesi, e cioè 153 morti, 756 feriti e 1124 dispera.
Il 16 giugno il biondo imperatore ventenne Francesco Giuseppe, avido di gloria ma del tatto inesperto di tattica militare, assumeva il comando di tutte le truppe già infelicemente guidate dal Gyulai, con al fianco due valenti ufficiali superiori, ma purtroppo rivali: il maresciallo Hess, capo di Stato maggiore, e il generale Raining sottocapo. Il 20, per suggerimento dell' Hess, ordinò d'iniziare la marcia verso il Mincio, effettuata, a dire il vero* con incertezze sorprèndenti, con oscillazioni, con andate e riprese inspiegabili. Il 22 l'esercito si riposò dopo aver varcato il Mincio e il giorno dopo avrebbe dovuto, secondo i piani dell' Hess, schierarsi dietro l'Adige, forse per una battaglia definitiva nell'interno del Quadrilatero. Napoleone frattanto aveva raggiunto le rive meridionali del Garda e si era disposto sul Mincio e per facilitarne il passaggio occupava le alture tra San Martino e Volta, ma, secondo precise testimonianze riferite da un relatore al Convegno, dando disposizioni come di una marcia, non di una battaglia. Francesco Giuseppe venne a sapere da un ufficiale suo tornato da Medole sin dal 23 che in quei dintorni c'era il nemico e, probabilmente, supponendo che si trattasse solo di avanguardie o di retroguardie, non si scompose 11 per 11 e par che abbia provveduto al movimento di tutto l'esercito in massa sol quando il generale Benedek, che spontaneamente con la sua brigata si era mosso verso San Martino, gli faceva sapere di essere fortemente attaccato dai piemontesi. Su tutti i testi nostri che dan notizie sulla battaglia di Solferino si afferma concordemente ohe la sconfitta dell'Austria fu dovuta essenzialmente ad una manovra falsa di Francesco Giuseppe senza però darne una soddisfacente spiegazione. Ma apprendiamo ora dalla raccolta delle relazioni del Convegno che tutta la sua concezione strategica a Solferino fu con fu -sissima e risoliasi perciò sul campo di battaglia in nna dannosa dispersione di forze. Basterà qui alla lesta far presente che la distribuzione dei reparti sui sedici circa chilometri del fronte fu cosi assurda che invece d'uno furono tre i campi di combattimento. E. per giunta, l'imperatore durante tutto lo svolgimento dell'azione, che durò nientemeno che sino oltre il tramonto, rimase lontano dal centro dove piò, aspramente si lottava e senza avere con sé (altro errore imperdonabile), nò un'armata né nna riserva; mentre Napoleone sin dalle prime ore del mattino era di già sul luogo o durante tutto il combattimento si trovò in una posizione centralissima, dalla quale Impartiva ordini verbali. Le sue vedute tattiche non furono certo eccezionali (così fu detto al Convegno), ma indubbiamente furono lodevoli. Ma per la verità storica mi piace riportare il giudizio lusinghiero sui soldati austriaci, che sino alla fine dell'aspra contesa fecero il loro do vere, sia pure con minore abilitò dei francesi e con minor sicurezza nello sfruttamento del terreno. Ma dalla vittoria non vanno dissociati i Piemontesi, che con coraggio indomito e con tattica esperta impedirono l'avanzata austriaca irai fonte nord, coadiuvati con impareggiabile tenacità e bravura dai Savoiardi ') e dal loro generale (il cui nome molti in I tulia ignorano) Filiberto Mollard, comandante hi terza divisione La lunga battaglia (e chi noi su?) fu sauguinosisaiina, ma sull'entità dei morti e dei feriti non son da noi concordi gli storici Tanto per portar qualche esempio, l'Omodeo enumera nel complesso 25 mila morti e per converso l'Oria ni (piasi il
' I Savoiardi, di cui al Convegno un relatore esimio, francese, tessè grandi encomi, si cran di già distinti nel 1848 a Santa Lucia e a Coito e nel 1849 a Novara.