Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1966>   pagina <344>
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Libri e perioditi
operaia, è anche vero cho la frequenza all'Istituto Magistrale era, per i manchi, esente da qualsiasi tassa. Ed attraverso la facoltà di Magistero i giovani potevano accedere alla classe dirigente. E non vale obbiettare che ciò aveva un preciso scopo politico, perchè tale constatazione, o accusa, può essere ritorta, con altre finalità a chi la fa. Un attento esame il T. dedica (parte IV, cap. 1) all'istruzione tecnica e professionale dopo l'ultimo conflitto, ma qui il discorso parte da una visuale essenzialmente politica, senza tener conto che il progresso tecnico ha influito in maniera altrettanto decisiva sull'evo­luzione della cultura negli strati inferiori della società italiana. Non è soltanto la visione dei problemi nazionali a porre in primo piano la necessitò di adeguare la società italiana accettando e sollecitando sempre piò la partecipazione diretta alla vita pubblica di più larghi strati del lavoro, della produzione, della tecnica (p. 239), ma anche la necessità di avere una mano d'opera sempre prò qualificata e specializzata a causa del progresso tecnico-industriale. Infatti sono le condizioni dell'industria, l'ammodernamento dei processi produttivi a determinare un avviamento agli studi tecnici oltre che i giovani provenienti dagli strati popolari anche quelli delle classi della media borghesia, gli uni e gli altri oggi si incontrano sui banchi degli Istituti Industriali, alla conquista di nuove
vie di inserimento nella società. ,
ENZO FOSSATI:
FEHNANDO MANZOTTI, Il socialismo riformista in Italia (Quaderni di storia); Firenze, Le Mounier, 1965, in 16, pp. 210. L. 1300.
Una delle Caratteristiche, che valgono a distinguere la nuova storiografia e la nuova scienza politica da quelle antecedenti all'ultima guerra, è data dall'interesse portato dagli studiosi alla storia dei partiti politici. Si tratta dell'assunzione di un nuovo punto di vista, anzi, potrebbe dirsi, di una nuova categoria d'interpretazione degli eventi politici recenti, che non avrebbe trovato giustificazione adeguata nel clima culturale della prima metà del secolo. I partiti erano considerati allora come formazioni fittizie, che non sarebbe stato degno né possibile prendere a soggetto di storia; benché, proprio in quegli anni, in Italia comaltroye*iI partito politico avesse acquistato una consistenza organizzativa, una perso­nalità giuridica, e persino una logica unitaria dell'azione, che rappresentavano una vera rivoluzione nei rapporti sociali. Sotto questo profilo, la differenza tra il fascismo e i partiti che lo precedettero nell'esercizio del potere, è netta. Il partito fascista, al pari di quanto era già avvenuto con quello comunista nell'Unione Sovietica, ebbe le sue scuole di partito i suoi funzionari di carriera, i suoi strumenti di vigilanza in tutti i settori della vita nazio­nale, e realizzò una nuova tecnologia delle relazioni politiche, il cui esempio opera ancora neU attuale regime di pluralismo dei partiti. È perciò ben comprensibile come avvenga che oggiPindagiue si sposti dall'esterno all'interno della vita dei partiti stessi, seguendo il do vitale del partito, concepito come una istituzione, dotata di una propria struttura compositiva ni movimento. Ed è quello che ha fatto Fernando Manzotti, ricostruendo la vicenda de fi socialismo riformista in Italia in un volume, apparso nella collezione dei quaderni distarla diretti da Giovanni Spadolini nelle ediz. Le Mounier.
La Xelice scetta del tema di ricerca trova un duplice ordine di ragioni. Il primo, in-
1!lnt2' è,en costituito dalla possibilità di una compiutezza dell'indagine storica: il Par-
ciahsta Riformista Italiano, per iniziativa di un gruppo staccatosi dal vecchio Partito
adiste, sorse a Roma a metà dicembre del 1912, quando tenne il suo primo congresso
nazionale, e venne a fine undici anni dopo, quando il 30 novembre 1923 il gruppo parla-
entare, che lo rappresentava, decise il proprio scioglimento. Inoltre, il Manzotti ha potuto
leni, in grazia della distanza storica sopravvenuta, di una ricca documentazione, tratta non solo dalle fonti a stampa dell'epoca, ma anche da archivi pubblici e privati. Il secondo ata di ragioni è quello avanzato dall'Autore stesso nella sua Premessa al volume: è A li 5* "" ?artito minorc <P'ettu che qui compare, ma di grossi problemi nel cammino deua democrazia italiana . Si avverte, leggendo le pagine del libro, con quanta interiore partecipazione, che tanto contribuisce alla vivezza del discorso, egli abbia seguito le vi­cissitudini di quel partito, nel dipanare il filo storico degli avvenimenti, talora un poco aggrovigliato; ma si riconósce altresì la presenza abitante rd>n vigile senso critico die