Rassegna storica del Risorgimento
BULGARIA RELAZIONI CON L'ITALIA 1849-1879; BULGARIA STORIA 1849
anno
<
1966
>
pagina
<
380
>
380
Ivan Petkanov
Il grave infortunio di Garibaldi a Mentana rattrista si dice tutti gli Italiani i quali auspicano più che mai il trasferimento della capitale da Firenze a Roma. I giornali italiani non trovano parole adatte per definire l'atteggiamento della Francia. I patrioti bulgari ne sono vivamente commossi ed il Narodnost riporta quanto segue dalla Riforma: II giorno della disfatta di Garibaldi a Mentana costituisce un giorno di profondo dolore. È venuto il momento in cui l'Italia deve decidere per una delle due politiche: o quella antifrancese che porta all'unificazione oppure l'altra, in corrispondenza alle idee dell'impero francese. U nostro parere intorno a quel punto è manifesto. Diciamo oggi quello che abbiamo detto ieri. Il popolo si sta preparando alla resistenza: mettete avanti l'esercito se le ragioni politiche lo esigono, ma, in pari tempo, consegnate i passaporti all'ambasciatore di Francia e richiamate il nostro da Parigi. Chiamate tutti i reparti e convocate volontari. Si apran in ogni città ed in ogni paese uffici di reclutamento. Il governo dovrà dichiarare davanti ai popoli dell'Europa che l'Italia è costretta a difendere il suo onore, il suo diritto e la sua integrità e che noi alla fine cediamo solo finché avremo ripreso forza per poter chiedere soddisfazione. Ecco perché noi non desideriamo un ministero popolare .
In un articolo di fondo Bilancio politico del popolo bulgaro per gli anni 1866 e 1867 (Ibidem, n. 12, l-I-'68) si parla dell'Italia anche in relazione alle speciali condizioni politiche interne ed estere bulgare, allo spirito di concordia dei Bulgari e alla funzione di Piemonte dei Balcani che la Serbia vorrebbe assumersi. <r La rivoluzione italiana. Il principale artefice di quella rivoluzione è stato il generale Garibaldi, questo nuovo Prometeo. Nessuno poteva dubitare del trionfo della rivoluzione preparata da uomini che nel corso della loro vita non hanno fatto altro che una serie di incessanti moti rivoluzionari. Tutti credevano, perfino i governi, ... che la rivoluzione italiana sarebbe riuscita. Infatti, non v'è nel mondo intero nessun popolo né della gente più abile alla congiura degli Italiani e dei loro capi. Come se la natura stessa li avesse creati rivoluzionari e congiurati. Per lo sviluppo in loro di tali straordinarie attitudini avranno contribuito non poco i loro governi sedicenti popolari fino al 1859, ma in realtà antipopolari. Ognuno sa che gli ex re e duchi italiani, come, ad esempio, il Borbone di Napoli, il duca di Toscana e gli altri minori, facevano a gara a chi opprimeva di più il proprio popolo. Solo il Re galantuomo, il Re sardo, fino ad allora il piccolo re Vittorio Emanuele, amalo dal popolo, il rappresentante della Casa di Savoia, elargiva al suo popolo la più ampia libertà . Dopo questo fervido, entusiastico omaggio alle qualità eroiche del popolo italiano ed ai suoi autentici capi, il giornale prosegue: Or dunque gli Italiani oppressi, organizzali in congiure e società segrete sotto varie denominazioni, tentavano di insorgere a più riprese con-