Rassegna storica del Risorgimento
BULGARIA RELAZIONI CON L'ITALIA 1849-1879; BULGARIA STORIA 1849
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1966
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Ivan Petltanov
Chiesa ortodossa bulgara. Il traduttore (probabilmente dall'italiano) di quest'ultima firma con le inigiplj P. P.-v. L'interesse per Pellico andò crescendo: nel 1907 fu pubblicata Francesca da Rimini. Sull'esempio de Le mie prigioni anche il noto poeta bulgaro Konslantin Velickov narrò i patimenti subiti nel 1876 nel carcere dove era stato chiuso per attività rivoluzionaria, in un libro intitolato V tàmnicata (In prigione). U Velickov stesso ci dice la sua dipendenza dal Pellico: Non so se Cankov, quando ha tradotto Le mie prigioni di Silvio Pellico, abbia preveduto gli avvenimenti del 1876, ma quel bel libro non poteva comparir in bulgaro in un momento più adatto . Si può affermare che Le mie prigióni del Pellico e le Memorie di Garibaldi, queste ultime attraverso la versione russa, sono fra le fonti che hanno servito a promuovere il genere autobiografico anche nella letteratura bulgara.
Altre opere italiane furono tradotte in bulgaro: cosi la Beatrice Cenci del Guerrazzi, pubblicata a Russe nel 1867, che può essere stata scelta per l'epoca di violenze e di atrocità in cui viveva il popolo bulgaro. Qualche decennio più tardi, nel 1889, esce, a Plovdiv, R Principe di Machiavelli tradotto da H. D. Vakliev. Seguono poi, uno dopo l'altro, Spartaco di R. Giovaglieli (tradotto dal russo, Sofia, 1896), che avrà poi parecchie altre traduzioni; alcune opere del De Amicis, fra cui Racconti, estratti dal Cuore, tradotti da D. H. Ivanov e pubblicati a Sofia nel 1897, contenenti: Il piccolo patriota (padovano), La piccola vedetta lombarda, Il piccolo tamburino, cioè II tamburino sardo dell'originale, Valor civile ed altri; Della tirannide dell'Alfieri (Ruse, 1898), traduzione di G. A. Kàrgiev con dati biografici sul poeta italiano. Le ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo tradotte dall'italiano di K. Hristov (Plovdiv, 1897), possono essere ricondotte allo spirito risorgimentale, romantico e sentimentale. Lo stesso si può affermare della Gerusalemme liberata del Tasso tradotta da A. L. Georgiev (Stara-Zagora, 1890), da una versione francese in prosa. Gli antichi classici italiani vengono quasi esclusivamente rammentati attraverso il prisma patriottico e nazionale. Si legge a questo proposito nell'articolo Le cause dell'unità dei popoli tedesco ed italiano dèi Makedonija (n. 78, 23-lX-'67): Tasso, Dante, Ariosto, Petrarca, illustri poeti tutt'e quattro, gloria dell'Italia in tutti tempi... Specie ardentemente ha desiderato quest'unità il famoso Machiavelli il quale, a parte le sue opinioni improbe, verrà sempre considerato come uno dei più grandi patrioti italiani . Di Dante in modo particolare si esalta il significato politico e la riconoscenza ohe ha per lui l'Italia, che in lui vede il primo ardente unificatore della nazione. In occasione del sesto anniversario della nascita dell'autore della Divina Commedia il giornale Vàstok (Oriente, Belgrado, 18-V-*65) cogliendo solo il valore politico di quella ricorrenza, esprime in questi termini la propria esaltazione del poeta: