Rassegna storica del Risorgimento
ALBERONI GIULIO
anno
<
1966
>
pagina
<
418
>
418
Giuseppe Berti
ma l'aspetto più diffuso era quello della posizione boteriana, collocata in una fase intermedia tra Sarpi e Sforza Pallavicini. Tutti più o meno facevano coincidere la politica con la ragione di Stato.1) Pure era vivissimo il concetto cri* sitano della personalità, profondo il contenuto etico dell'impegno nonostante la facilità pragmatistica del fatto compiuto, e spiccato il noto senso di autonomia locale.
L'orientamento politico si rifletteva in quello economico. Il Governo seguiva il reddito rurale attentamente e perciò aggiornava la denuncia dei beni ecclesiastici patrimoniali con molta cura. La sistemazione poderile, già con piccoli e medii appezzamenti in pianura, si polverizzava in montagna. Il contadino viveva tra gli stenti ed i suoi rapporti di lavoro presentavano una gradualità discendente le cui fasi erano: mezzadro, bergamino, familio. L'artigianato produceva in quel regime corporativo che durerà per tutto il periodo farnesiano e borbonico nonostante cambiamenti occasionali. Yi era un certo sforzo per allargare il commercio, contratto, però, dal regime protezionistico, in quanto gli Stati avrebbero voluto mandare fuori merce, ma ostacolarne l'entrata.
Centro dell'attività economica era sempre il Governo, il quale sosteneva il mercantilismo per eliminare le sopravvivenze del particolarismo medioevale all'interno e per contenere gli Stati rivali all'esterno. I mercantilisti locali contavano sull'appoggio dell'autorità forte per essere protetti dai rivali e, mentro lo Stato riteneva così di rafforzarsi, la classe imprenditoriale e la commerciante sperava di manovrare all'interno di esso. Era un modo di lotta combattuto sul terreno sociale per la conquista del potere.2)
La famiglia dell'Àlberoni era posta ai limiti del ceto fittabile e mezzadrile, ma con un piede dentro alla borghesia cittadina minuta, tanto da procurare a Giulio una certa istruzione. Le Lettere comunali di Governo, il gridario, le cronache manoscritte Boselli3) e Lattanzi,'1' presentano un quadro abbastanza vivo dell'ambiente cittadino nel quale si andava formando la personalità dell'Alheroni nei primi trentanove anni di sua vita.
Il problema civile demografico era così assillante da imporre Congregazioni apposite per i numerosi mendicanti, provvedimenti per i nati illegittimi abbandonati agli animali o nei luoghi immondi, le partorienti non sposate, le zitelle preservate. Eppure alla Corte, tra i nobili, nella borghesia, risaltava uno sfarzo, che si manifestava abitualmente nella vita consueta quotidiana e raggiungeva il culmine nelle feste pubbliche, nelle rappresentazioni teatrali, nelle feste religiose e persino nei funerali. Si erano, infatti, dovute emanare prescrizioni per il lusso privato e per le esagerazioni delle cerimonie funebri.
Non vi era urto fra religione e società e sfuggiva alla coscienza popolare il contenuto del contrasto politico fra Chiesa e Stato, che andava maturandosi per l'affermarsi dell'assolutismo politico sempre più penetrante. La Riforma cattolica s'impegnava sul terreno morale, onde ridurre il naturalismo turgido
lì GIUSEPPE BERTI, Orientamenti del pensiero politico nei Ducati di Parma e Piacenza nell'età jarnesiana, in Archivio storico per le provincia parmensi, Parma, 1956, pp. 112-114.
2) GIUSEPPE BERTI, Lineamenti di politica economica famesiana nei ducati di Parma e Piacenza* in Archivio storico per le Provincie parmensi, 1959, pp. 22-23.
3) B.CJP., BENEDETTO BOSELU, Croniche di diario, 1600-1670, tlìa Pali. 126.
4) B.CJP., DAWIELO LATTANZIO, Memorie storiche del Monastero, Chiesa e Par' rocchio di S. Savino, J570-2754, MB. PaU. 107.