Rassegna storica del Risorgimento

BRESCIA ; LOMBARDO-VENETO ; FINANZA
anno <1919>   pagina <337>
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Una ricevitoria del dazio di Brescia sotto l'Austria 837
Il più noto di questi patrioti è probabilmente il Saffi, il forlivese triumviro con Armellini e Mazzini della repubblica romana ; ma per possibili rapporti di identità e di parentela è forse utile ricordare che di un Boschi professore di italiano nel '36 rifugiato a'Berna si trova cenno in lettere di Mazzini, come pure del Fossati presidente dell'As­sociazione Nazionale Italiana; che un Martinelli e Giovanni Monti furono in relazione col Gonfalonieri, e che è verosimile che il Pi-strueci, del quale oneste carte austriache ci dicono solo il cognome, sia stato uno dei romani, o il fonditore Benedetto, o Emilio l'ex-af­figliato della Giovane Italia, o il poeta Filippo, o il pittore Scipione, amicissimo di Mazzini, col quale visse in Inghilterra e che accom­pagnò poi in Italia e cui fece da segretario. Quest' ultimo Pistrueci era già venuto da Londra in Lombardia nel '42, è forse è maggiore la probabilità che sia lui il viaggiatore di designato arresto.
Il professor Rolando, piemontese di nascita, che insegnò storia moderna all'Accademia di Milano, morto da alcuni anni, quasi cer­tamente nel suo omonimo, piemontese di residenza, riconoscerebbe un proprio parente.
Sono interessanti le descrizioni dei connotati. Mi trovo ad avere accennato all'importanza di tali indicazioni nel capitolo Fisiognomica del L'Archivio Silvestri in Calcio > (voi. IH,.p. 25 e segg.), prima che mi venissero tra mano queste carte. Non mi suggeriscono nulla da aggiungere né da togliere a quello che scrissi là, ma se non si straniano dal tipo consueto tuttora in uso nelle moderne licenze di porto d'armi, sì che non mette conto di riferirle, ognuno indovina di quale non lieve pregio esse siano per chi avesse desiderio di rappre­sentare e, per così dire, ricostruirsi la figura fisica, il ritratto di qual­cuno di questi perseguitati dall'Austria.
Una forte disciplina non è, per comune consenso, una gran ca­ratteristica della nostra nazione, e guardavamo per questo rispetto con gualche invìdia alla migliore organizzazione tedesca. Ma di quegli atti il cui pregio sta nella sincera spontaneità, cosa rimane se sono invece comandati?