Rassegna storica del Risorgimento

ALBERONI GIULIO
anno <1966>   pagina <421>
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Appunti sulla formazione culturale del card. Giulio Alberarti 421
Maglialicchi, bibliotecario ducale, ed lisciva il Giornale dei letterati, che trat­tava di tutte le scienze e guardava ai giornali esteri francesi, tedeschi, olandesi. Le tendenze più propriamente letterarie e liriche melodrammatiche del tempo trovavano la loro espressione nell'Accademia degli Innominati fondata nel 1574, ed ora rinata a più vigorosa vita, con Ranuccio II nel 1656 che la proteggeva uffi­cialmente. Tra i suoi aggregati era il Tasso. L'Accademia preannunziava la melodica seicentesca frugoniana.
In Piacenza l'antico Studio, fiorente nel secolo XV, era andato decadendo ed erano rimasti solo i Collegi dei Teologi, dei Dottori e Giudici, delle Arti e Medici ad esercitare la duplice funzione professionale e culturale. Si esa­minavano i candidati alle lauree e s'indicevano letture di commenti o testi con una ripresa vigorosa dopo il 1522, sedato un poco il turbine delle competi­zioni armate. Ad esempio, dal Collegio dottorale piacentino nel periodo 1545-1647, uscivano due Presidenti del Consiglio ducale, nove Governatori di Parma, tre Presidenti della Camera ducale, undici Consiglieri ducali. L'insegnamento era conteso dalle fazioni. Il dottore Giovanni Paolo Nieelii che da diciotto anni ne era lettore, aveva contro la classe fontanese che voleva un proprio lettore. TI conte Girolamo Anguissola di Altoè aveva convocato nella sagrestia di S. Antonino i capi della classe decisi a difendere il Nicelli. La convocazione del resto avveniva in seguito ad una lettera dello stesso Ranuccio che chiedeva tale conferma. *) Centri di cultura erano i conventi con notevole varietà in tutti i settori. I Canonici regolari di S. Agostino mantenevano la tradizione degli studi umanistici accogliendo alla loro scuola i nobili, tanto che il popolo chiamava il convento Spedale dei Nobili .a) I Francescani conservavano la caratteristica di una cultura scientifico-pratica proveniente dalle Arti . I Do­menicani custodivano parte dell'attività dell'antico Studio piacentino, svolgendo lezioni di filosofia e logica tomiBtico-aristotelica, in una scuola esterna aperta a tutti. Avevano ricca biblioteca, i cui volumi ora si trovano in parte disseminati in fondi privati e alla Biblioteca Comunale piacentina. Accanto a ricche edizioni della Bibbia e di S. Tommaso stavano Cicerone, Virgilio, Orazio, Ovidio, Poli­ziano. I Benedettini non ospitavano Collegi né tenevano letture , ma col­tivavano profondi studi interni per la predicazione. Più che insistere sull'aspetto giuridico o pratico approfondivano la filosofia, la patristica e, particolarmente, il fattore filologico-umanistico sulla linea delle Elegantiae del Valla.
Non tenevano scuole i Barnabiti di S. Brigida e nemmeno gli Olivetani di S. Sepolcro, mentre i Geromini del monastero di S. Savino s'applicavano assi­duamente alla fisica, matematica, medicina, scienze che l'abate padre Diego Revillas, passato ad insegnare matematica alla Sapienza di Roma, organizzava poi in accademia scientifica nel 1721. I letterati si raccoglievano nell'Accademia degli Spiritosi sorta nel 1655 con il conte Bernardo Morano come poeta ufficiale per le grandi occasioni. Accanto alle biblioteche private o monastiche, il conte Francesco Pietro Passerini ne creava una pubblica nel 1635, mettendo a dispo­sizione i suoi tremila volumi. Comunque la scuola era condotta prevalentemente da privati e da alcuni organismi di solito ecclesiastici.
L'estensore del Memoriale sopra citato osservava che i corsi fatti con ampia intonazione umanistica avrebbero attirato parecchi di così copioso clero quanto
1) A.5.P., Giovanni Paolo Nicelli al Duca* Piacenza, 27 novembre 1673.
2) 0. LOCATI, Cronica dell'origine di Piacenza Cremona, 1564, p. 325.