Rassegna storica del Risorgimento

ALBERONI GIULIO
anno <1966>   pagina <423>
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Appunti sulla formazione culturale del card. Giulio Alberoni 423
cose della Cina Ila scritto lodevolmente .l> Giuseppe Maria Tabaglio era un piacentino domenicano, celebre maestro di filosofia, chiamato allo Studio gene' rale bolognese, poi inquisitore generale in Brescia, infine procuratore generale e commissario in Roma godendo della fiducia di Clemente XI. I suoi trattari teologici, condotti sulla Somma di S. Tommaso, servivano non soltanto ai gio-vani studenti sed ernditiorum manibus versanlui*, et cum fruefcu leguntur . -Ammalato, volle morire nella sua nativa Piacenza nel 1714. Egli polemizzò con i Gesuiti circa la loro opera nelle missioni cinesi, nella prefazione alla Difesa ni un padre gesuita intitolata 12 Disinganno. La Biblioteca comunale piacentina possiede manoscritti del suo corso teologico svolto in Parma dal 1684 al 1690. Sono ampi volumi sull'Incarnazione, la scienza e la potenza del Cristo, la Scienza di Dio, tutti con orientamento decisamente tomistico e con ripetuti riferimenti scritturali...s) Infatti l'impostazione delle discussioni e questioni, riflette fedelmente la struttura e il metodo della Somma. È verosimile che il fratello Giovanni Battista, maestro dell'Alberoni preadolescente, acquistasse egli pure una formazione di tale genere mantenendo i rapporti col celebre fratello. In tale caso la prima scuola alberoniana, sebbene privata, avrebbe avuto men­talità tomistica assimilata da quel fanciullo di spirito vivace e con intendi' mento aperto . All'avvento dei Gesuiti le scuole private di Francesco Pellizio, Giovanni Fogliami, Giambattista Spelta, Giovanni Panizzari, tutti allievi di Pie* tro Antonio Porta, sebbene fossero scuole di oratoria, iniziavano con corsi grammaticali e linguistici impartiti in latino secondo l'uso corrente. L'intento era di apprendere e persuadere elegantemente con il sicuro possesso linguistico.4)
Del resto già Bernardino Cipellì, bussetano di nascita, ma piacentino di fatto, nelle sue letture pubbliche di arte oratoria al Collegio delle Arti, aveva fatto della grammatica uno stadio profondo ritenendola costituita da due elementi fondamentali nome e verbo, sulla cui relazione disponeva la costruzione logica. Rimaneva l'orientamento umanistico per il quale le cose pratiche si spiegavano con le grammatiche logiche, non già mettendo la logica alle dipendenze della 'grammatica, bensì stabilendo un rapporto logico-grammaticale. Nel primo caso il contenuto sarebbe diventato forma, qui invece la forma si riteneva corretta se aveva contenuto logico.
Le Istruzioni grammaticali del Capelli edite in Venezia fino dal 1534, cir­colavano ancora facendo testo. Rimanevano anche richiami del Nizolio e del Manuzio tradotti nelle grammatiche correnti. Che tale orientamento umanistico-grammaticale fosse ancora in vigore lo provano gli Statuti delle Arti che prescri­vevano agli esaminandi la grammatica di Pischiano, la retorica di Cicerone, in­sieme alla fisica aristotelica e alla geometria euclidea. ") Alcuni manoscritti di grammatica, retorica, eloquenza del sec XVII e di assai probabile provenienza gesuitica, giacenti alla Palatina di Parma, riflettono l'orientamento immediata*
-) Ibidem, p. 3.
s) G. QUBTIF et G. ECHAIIU, Seriptores Ordini* Praedicatorum, TODUIB secxmdue, Lutetiae Parisioram, 1721, p. 786; G. CINELLI CAI. VOLI, Biblioteca volante, tomo 4, "Venezia, 1747, p. 280.
3) B.C.?* (Jos. MABIAE) TAUKI.KUS, Tractatus de Incarnatione, 1684; De sdentili Animae Christi, De Potentia Animae Coristi, De Grada Cimati, De Scimtìa Dei, 1690.
4) In Funere Patri a Porta, Piacentine, 1605.
0) Statata Collegii Vniversitatis Artium, Piacentine, 1673, pp. 15* 17. T