Rassegna storica del Risorgimento

ALBERONI GIULIO
anno <1966>   pagina <426>
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Giuseppe Berti
II Varoto insiste sui tini di attività conoscitiva, sulle operazioni fondamen­tali dell'intelletto impegnato nel giudicare, sul carattere della scienza distin­guendo nettamente il senso logico dallo psicologico. Egli si attiene alla definì* zione classica della scienza quale conoscenza certa ed evidente di causa me­diante l'effetto, contribuendo al noto realismo politico alberoniano.
Il manoscritto dell'Ani izzo ni, allievo del collegio S. Pietro nell'anno sco­lastico 1694-95, presenta contenuto simile ') a quello del manoscritto A. 21, così come le tesi del 1696 del M arazzani, allievo anch'egli del collegio 5. Pietro; -) lo slesso dicasi del manoscritto parmense gesuitico Diulecticus Institutiones dell'anno scolastico 1727-28.
11 Varoto utilizzava largamente commenti aristotelici con riferimenti to­mistici, e risentiva dell'influsso suareziano allora in fase formativa, che con feriva concretezza alle cose rappresentandole con precisione e in riferimento a nuove esigenze di vita. Egli teneva poi all'Alheroni, nel 1680, anche il corso di fisica. *) 11 gesuita veneziano era contemporaneo del Gesuita piacentino Paolo Casati, che nel 1675 insegnava in Parma reggendo il collegio dei Nobili, reduce dall'insegnamento nel Collegio romano.
Il Casati si valeva del rapporto di movimento e vuoto per stabilire con rigore scientifico la corrispondenza di potenza e resistenza nelle macchine sem­plici. Dissertando sulla natura del fuoco ripeteva il tentativo di penetrare le trasformazioni energetiche, e, stabilendo le proporzioni fra terra ed acqua, in­dagava sull'energia applicata come forza di gravità .6) Pubblicava nel 1684 la sua opera di Fisica meccanica ) e nel 1686 le dissertazioni di fisica. 7>
In queste Galileo è citato parecchie volte a proposito delle forze naturali e della fabbricazione di strumenti per le misurazioni, poiché il Casati osservava che non a tutti poteva Capitare la fortuna, di veder mai alcuno Autore fuorché il Galilei 8) del quale lo scrivente aveva scoperto uno scritto ventidue anni prima (1622), nella libreria del Collegio romano. Il libro proveniva dalla Bi­blioteca Collegii piacentini Soc. lesti con la sigla stampigliata. Allora Galileo si trovava alle prese con l'aristotelismo padovano e con il contenuto metafisico del concetto di causalità. Un altro celebre gesuita parmense, Niccolò Zucchi, professore in Parma di filosofia, matematica, fisica, esponeva una nuova inter­pretazione filosofica delle forze naturali, dedicando il suo trattato a Ranuccio II Farnese.0) Anche egli era chiamato ad insegnare matematica nel Collegio romano. In Parma, nel 1656, leggeva filosofia ai monaci benedettini di S. Gio­vanni anche il professore Maurizio Zappata, esponendo e difendendo il Gassendi che accostava per il metodo a Galileo. L'accostamento, secondo lo Zappata, si doveva all'atteggiamento gassendiano per il quale non la natura delle cose si può conoscere, ossia le essenze, ma bensì i modi con cui esse ci appaiono.
*) A.C.A., Tractatus Logico-Metaphysicus, J694-95, Ma. A. 23. 2) PIETRO MAIIAZZANI, Theses ex universa Philosophia, Placeniiae, 1696. a) B.P.P., ANONIMO, D'mlecticae Institutlones, Me. Parta. 124. *) A.C-A-, VARATI, Philosophia Phisica aristotelica et de Homine, 1680, JuUo Alberonio manupropria exaratu* Ms. A. 22.
8) G. BERTI, Atteggiamenti eh., voi. I, Padova, 1958, p. 82.
0) P. CASATI, Machienicorum, Lugduni, 1684.
7) De Igne, Voueliis, 1686.
s) fabrica, et uso del compasso di proporzione Bologna, 1664, p. 1.
W NICCOLÒ ZUCCHI, Nova de Machinis Philosophia* Parigi, 1646.