Rassegna storica del Risorgimento
ALBERONI GIULIO
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1966
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Giuseppe Berli.
agricoltura* industria, commercio in vista dell'accordo d'iniziativa individuale e statale.
Nell'arte scorge il filo conduttore che unisce il sentimento umanistico del* Quattrocento di Antonello da Messina all'idealismo ri nascimeli la le, al tormento soggettivistico del Caravaggio, al neo-umanesimo settecentesco.
Lo stile personale racchiude nel perìodo robusto e nel vocabolo concreto la solidità realistica mentre, nell'articolazione interna, si avverte la strumenlalità della logica come scienza ed arte, né viene meno l'immediatezza del sentimento nell'immagine o si attenua la vivacità soggettiva. Restano fuori dall'area equilibratrice l'insofferenza sottile, la malinconia amara, indici della possente per sonalità imperativa. Disse giusto il papa, quando, mandandolo a S. Marino,, osservava che TÀlberoni era fatto per comandare.
Eppure, nonostante l'insistenza pessimistica o attivistica a volte premente*, il comportamento è generalmente pacato, riflessivo, attentissimo allo sviluppo delle singole situazioni visto sempre in rapporto al movimento generale, molto* più religioso di quanto sembra, anche se difficilmente si parla esplicitamente di problemi spiccatamente religiosi.
Mi sembra che emerga nell'Alberoni una forte tensione morale che cerca il proprio principio sufficiente nella profonda esperienza. È la manifestazione dell'illuminismo seicento-settecentesco, ma con dimensione storico-sociale-reli-gì osa; l'unità non è basata sulla ragione del Settecento, ma sui contatti col mondo e gli uomini, sulla responsabilità della ragione più che sulla capacità-creativa della ragione stessa.
GIUSEPPE BERTE
Piacenza, gennaio 1966.