Rassegna storica del Risorgimento
GROSSI ERCOLE GIUSEPPE; RIMINI STORIA 1845
anno
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1966
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433
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/ moti di Rimini nel giudizio di un Gesuita 433
ignaziani. Il Grossi, che in ragion del mestier suo di predicatore girava in lungo e in largo l'Italia, viveva nelle pansé della sua attività a Roma, per cui era in grado di tenere informato il confratello su tutto quanto gli avveniva di apprendere nelle sue peregrinazioni dall'una all'altra città e nei saltuari soggiorni nella capitale. Le notizie che ai riscontrano nel carteggio concernono la sua ammirazione per Ferdinando II ( Io son divenuto il campione instancabile delle glorie di Napoli, per le quali battaglio a colpi da Orlando contro tutti gli antichi pregiudizi; ma mi raccomando [ai napoletani] che non vogliano rintuzzare il taglio della mia durlindana col mormorare dell'ottimo loro sovrano); i progressi nello studio di Francesco, conte di Trapani, fratello minore del re e ospite del romano Collegio dei Nobili ( spero non poco profitto per D. Franceschino. Il Signore adempia le mie povere previsioni, affinché la Compagnia possa corrispondere ad un si gran Re, il quale fa tutto quel bene che gli viene permesso, e ad una Regina Madre che ha per noi una bontà sì costante); la auspicata conversione di Pietro Giordani ( Giordani è mezzo convertito. Certo, non dà più che dire, né con parole, né con opere. Iddio compia la sua misericordia ); le lotte e le difficoltà che la Compagnia incontra in Svizzera e Francia ( Guai alla Compagnia, se spera negli uomini. Ma ella spererà solo in Dio e ne* Celesti).
Com'è lecito arguire da questo florilegio, il carteggio riveste motivi di grande interesse per l'indagatore di storia politico-religiosa; ma doppiamente interessante doveva apparire al p. Latini, che dal suo vivace corrispondente era tenuto a giorno degli eventi che qua e là accadevano, con in più. la giunta dei commenti e delle interpretazioni, a secondo dei casi acute o ingenue, benevole o malevole, logiche o paradossali. Il p. Latini conosceva l'uomo e, quindi, sapeva al caso fare la tara!
Pervenuta a Roma la notizia dei casi di Romagna, p. Grossi che sa bene che l'amico proviene dal Montefeltro, territorio a ridosso dell'agro riminese, non esita un istante a metterlo al corrente dei fatti, e bisogna dire che la narrazione, ricavata dalle gazzette e dalle voci propalate da chi talvolta aveva interesse a travisare la verità, concorda nella sostanza con quanto noi sappiamo dalle fonti archivistiche. Al solito, è la glossa che lascia perplessi, perché in qualche caso si rivela partigiana, e può comprendersi solo facendo ricorso all'adagio: unusquisque àbundat in sensu suo. Si penai, ad esempio, all'affermazione categorica di p. Grossi, essere Pellegrino Rossi, ambasciatore di Luigi Filippo a Sonia, l'orditore della tela della rivoluzione romagnola, e ciò con l'acquiescenza del cardinal Lambruschini, segretario di Stato, che in tal modo conta di guadagnarsi l'appoggio della Francia nel prossimo conclave! ÀI che tien dietro la precisazione sconcertante: Tutto avea per iscopo l'ottenere dal papa stretto alla gola qualche decreto contro i gesuiti. Difatto i proclami sparsi a Rimini gittano fuoco contro di noi >. Via, che in Francia si sapesse che i Romagnoli stavano per insorgere, si può concedere; infatti, i principali promotori dei moti erano mesi che facevano la spola tra Romagna, Toscana e Francia, e di là soprattutto giungevano le armi; ma che i Romagnoli affrontassero i rischi di un rivoluzione, per indurre papa Coppellar! ad emettere qualche decreto contro la Compagnia di Gesù, è affermazione che non pare a nessun conto plausibile! Per contro, dice il vero il Grossi, quando afferma che i proclami distribuiti a Rimini ce l'avevano coi gesuiti; che proprio pittassero ferro e fuoco, è dir troppo; ma che in ben quattro proclami su cinque si riscontrassero spunti antigesuitici b un fatto incontestabile (ed è il caso di dire: digitus... Farini est