Rassegna storica del Risorgimento
GROSSI ERCOLE GIUSEPPE; RIMINI STORIA 1845
anno
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1966
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434
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434
Romolo Commuti ni
hic! L'uomo politico russiuno non fu sempre equanime con la Compagnia, anche ce aveva le sue buone ragioni di dimostrarsi tale!). D
Ma è la parte conclusiva della lettera che rende trasecolati, in quanto il gesuita ferrarese dopo di aver detto corna delle agitazioni romagnole, conclude che stampa libera e strade ferrale hanno a fare... gran buone novità politiche ed ecclesiastiche; infatti queste erano alcune delle istanze che i riformisti romagnoli avanzavano nei molti proclami diffusi fra il popolo; egli non s'avvedeva delle contraddizioni insite nel suo atteggiamento: mentre da un lato criticava con asprezza i modi di governare di Gregorio XVI, che metteva a repentaglio con la sua riprovevole condiscendenza resistenza della Compagnia in Francia (si ricordi che il partito anticlericale francese, Thiers in testa, chiedeva in quei mesi l'espulsione dei gesuiti dal paese, e che proprio per indurre il papa a prendere qualche decisione contro di essi era stato mandato a Roma Pellegrino Rossi!), dall'altro biasimava i Romagnoli, che avevano ben altre e più gravi ragioni, per essere scontenti del malgoverno gregoriano.
La lettera compromettente del Grossi non è affidata alle poste, così poco rispettose a quei tempi del segreto epistolare, ma alle mani sicure dell'an-cor giovane, ma già noto Giambattista De Rossi (1822-1894), che il p. Latini conosceva da oltre tre lustri.2)
1) Il p. Grossi sembrava ci avesse un fatto personale con Pellegrino Rossi, che, in altra lettera al Latini del 21 giugno 1845, descrìve come dotato di tutte le seduzioni d'un grande ingegno e d'una sopraffina ipocrisia; ibidem.
A proposito di riferimenti ai gesuiti nei proclami distribuiti a Rimini, eccone alcuni specimina: nel Manifesto redatto dal Farini si afferma che IH istruzione... non solo rimaneva in assoluta potestà del clero, ma i gesuiti specialmente la presero a dirigere e ad amministrare, ed il mondo può immaginare il come, senzaché di commenti sia mestieri ; ed ancora : I sovrani ed i popoli d'Europa considerino... sé... possa un popolo... essere contento di una censura stolidamente inceppante gli ingegni e della gesuitica istruzione; nel secondo proclama si prescrìve fra l'altro: Saranno presi e tenuti in ostaggio tutti i porporati..., tutti i prelati non adempienti il ministero di vescovi, tutti gli inquisitori del Santo Offizio, tutti i frati gesuiti... ; nel terzo proclama tra gli inconvenienti di un governo stolidamente dispotico sono indicati: censura impertinente, Sant'Officio, colluvie gesuitica, chierici lordati di sangue, pubblicani rapaci, giudici corrotti ; il quarto proclama, indicate le ragioni per le quali i popoli degli Stati della Chiesa hanno motivo di considerarsi infelici, precìsa: < Solo i gesuiti, che fanno dell'uomo un cadavere, solo i pubblicani, che divorano le nostre sostanze, solo le milizie straniere, che sostengono sulle loro armi prezzolate il sistema dell'oppressione, caccieranno il grido bugiardo: 'NOI SIAMO FELICI! ', (i corsivi sono nostri). Cfr. O. MONTENOVESI, op. cit., pp. 44-56 dell'estratto, passim', il quale autore a p. 44 nota che nella redazione dei proclami ebbero parte con L.C. Farmi anche Oreste Biancoli e [Tommaso?] Poggi.
2) Me! carteggi di p. Latini è conservata una lettera a lai diretta dal gesuita p. Carlo Grossi (un lucchese che ebbe fama di buon letterato ed educatore), datata: Roma, 10 aprile 1830, nella quale si danno notizie del De Rossi fanciullo; vai la pena di riferirla nella sua interezza, per il ruolo di uomo di scienza che il personaggio disimpegnerà nella seconda meta dell'Ottocento : < Viene a Napoli il Sig. Cavaliere Camillo De Rossi, e V.R. mi sarà obbligata che io le abbia procurata la conoscenza di un Signore di moltissima pietà e cortesia, e di quell'antica virtù che è oggi si rara. È offe-zionatiesimo aUa Compagnia e potrà darle nuovo genuine dei nostri in Portogallo, essendo egli addetto alla Corte di quel Regno. Conduce seco il suo piccolo Giambattista, scoloro della classe infima di grammatica, e fanciulletto amabile e di molte epe-