Rassegna storica del Risorgimento
GROSSI ERCOLE GIUSEPPE; RIMINI STORIA 1845
anno
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1966
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pagina
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435
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/ moti di Rimini nel giudizio di un Gesuita 435
Eccone il testo, che il Cesoita feretrano non avrebbe dovuto mostrare ad anima vivente:
Reverendo padre, [ottobre 1845}
Viene a Napoli il Cavalierino Giovanni de* Rossi giovanissimo di età, ma uno de* più eruditi letterati dello Stato Pontificio. Ho detto questo perché, sendo egli latore detta presente, la V. R. sappia qualche cosa intorno alla persona che forse gli la consegnerà.
Qui si dice che il P. Manera fuggendo Varia, poco a lui propizia, di Napoli venga prefetto degli studi al Collegio Romano. È egli vero?
Fossi egli costì alcun armamento navale? Aspettasi l'imperatrice di Russia?
Da taluni fu qui narrata la morte di M.r Code. Già sarà una favola. Ma il nuovo Arcivescovo com'è gradito?
Ella averà udito e forse letto alcuna cosa detta rivoluzione di Rimini. Sappia che i rivoluzionari non erano riminesi, ma stranieri: spagnoli, polacchi, piemontesi, etc., ì quali calarono parte della Toscana, parte dalla Repubblica di S. Marino, dai quali due stati era loro intimata la partenza.
A Rimini il capitano Vespignani comandante della piazza sapeva tutto, ma rivoluzionario egli stesso nel 1831 e nel 1833, non prese nessuna precauzione, non permise alle due compagnie, cui comandava, di fare alcuna resistenza, le costrinse a deporre le armi sotto pretesto ch'era inutile Vopporsì a forza, diceva egli, troppo maggiore. Ora costui, contro cui tutte le truppe pontificie, bravissime e fedelissime, fremono di onorata indegnazione, costui è sotto processo in Ancona. Qual pena gli daranno? O una promozione, o una grassa giubilazione Questo è l'uso detta corte romana.
I poveri soldati, comandati da quel traditore, non solo non vollero prender parte alla rivolta, ma quantunque disarmati e minacciati di morte, non vollero mai accettare la paga giornaliera, offerta e comandata loro dai rivoltosi.
Rimini così fu per tre giorni nétte mani de' faziosi, ma il quarto giorno, sapendosi che s'avvicinava un grosso corpo di armata pontificia, que* liberatori del genere umano, rubate le casse pubbliche, imposta una buona contribuzione alle principali famiglie, [se] la diedero eroicamente a gambe, chi per mare su barche peschereccie, chi per le vicine montagne, dove da alcuni drappelli di nostri soldati furono alcuni uccisi e feriti, altri presi. I più deposte le armi al confine, si rifugiarono in Toscana.
La rivoluzione però era ordita per tutte le Romagne e in gran parte delle Marche. Ma un comandante traditore non v'era che a Riminì. Perciò i moti tentati alla Porretta, a Faenza, a Jesi, a Ravenna, etc furono repressi senza fo
rarne in un'età ancor tenera. Ma ri desidera che allo sviluppo precoce del talento non faccia ostacolo la delicata complessione, e la solute non anco ricura. Però lo conduce a Napoli e forse vi resterà qualche tempo; e perché non perda quello che ha acquistato finora io lo raccomando caldamente alla carità di V.R., onde veda come poter combinare qualche lesiono alle nostre scuole in questo tempo di ma permanenza a Napoli. Resterà sommamente soddisfatta della docilità ed ottima indole del fanciullo, che, oltre ai meriti dell'ottimo Sig. Padre, ri raccomanda da sé por le sue amabili qualità ....-.-. Quando nel 1876 il Latini, divenuto canonico, morirà in patria, sarà il De Rossi a dettare una splendida iscrizione, che verrà incisa nel montano borgo di Villagrandcu