Rassegna storica del Risorgimento
GROSSI ERCOLE GIUSEPPE; RIMINI STORIA 1845
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1966
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437
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ì moti di Rimine nel giudizio di un Gesuita 437
Lenenti a città delle Legazioni, della Marche, dell'Umbria, se militari; di Rimini e del atto circondario, se civili. U Per contro risponde al vero la notizia che il molo era stato organizzato in Toscana e a San Marino, ì due Stati prossimi alle Legazioni, net quali gli scontenti erano soliti rifugiarsi, quando sul loro capo pendeva la spada di Damocle di un probabile arresto, o quando sentivano il bisogno di trasferirsi in più spirabil aere.
Piuttosto il Grossi evita di ricordare che, se gli eventi avessero preso un altra piega, e il coordinamento fra le varie iniziative fosse stato più accurato, sarebbero intervenuti in forze dalla finitima Toscana i simpatizzanti, come si apprende da uno squarcio di lettera del marchese Gaetano Soldani Benzi, che il 16 ottobre 1845 così scriveva da Bi vigli ano (Firenze) al consuocero cavalier Ettore Zavagli, console toscano a Rimini: Le vicende a noi ben note di codesta città mi avevano trattenuto a darle le nostre nuove, quando Ella mi ha prevenato con la Sua de' 7 corrente, ed è stato di nostra vera consolazione il sentire che la di Lei famiglia non è stata in alcun modo soggetta a quei dispiaceri, conseguenze inevitabili di tali disastri. È vero che molti romagnoli si sono rifugiati in Toscana, e parte sono stati arrestati unitamente a diversi Toscani e Fiorentini, che si volevano portare costà per far parte ed unirsi ai rivoltosi, tra i quali è stato arrestato il figlio del banchiere Fenzi, ed altre persone del primo ceto, unitamente ad un carro contenente circa 300 fucili, munizioni, e una somma di denaro di quasi scudi novemila. Qua si dice che ora sia tutto terminato tanto costi in Rhnini, quanto nel resto della Romagna; ma diverse sono le voci, e la verità pare che non si conosca . -'
!> Cfr. O. MONTENOVESI, op. CÌL, pp. 111-116 dell'estratto.
39 Autografo in archivio Zavagli, Riminì. Un figlio del marchese Gaetano Soldani Benzi, Alessandro, aveva sposato una figlia del cavalier Ettore Zavagli, Laura. Per quanto ci risolta, nessuno si è dedicato a studiare la figura di Ettore Zavagli (1794-1858), il quale, soldato nell'adolescenza dell'esercito del Regno Italico, nella maturità divenne vice-console austriaco e console toscano in Riminì. Dopo i fatti del '31'32 fu per qualche tempo anche comandante della piazza. Un aspetto della sua attività meriterebbe di essere indagato: quello di informatore delle polizie austrìaca, modenese, toscana, pontificia nell'arco dì tempo compreso fra il 1830 e il 1855; gli archivi di Vienna, Modena, Firenze, Roma potrebbero fornire preziose notizie sulle vicende romagnole di quel movimentato quarto di secolo, notìzie trasmesse appunto dallo Zavagli. Dirette al quale esistono in archivio Zavagli lettere dell'ammiraglio Francesco Bandiera, comandante della flotta austrìaca in Ancona, di Francesco Garofalo, direttore generale della polizia di Francesco IV, del colonnello Stanislao Freddi, ufficiale dei carabinieri pontifici, tutte sollecitanti informazioni riservate di carattere politico. Vero è che il fatto che fosse il console a fornirle, vieta di attribuire allo Zavagli la poca onorevole qualifica di spia; tuttavia permane la meraviglia che un cognato di Alessandro e Carlo Cappi (ne aveva sposato la sorella Euri chetiti), belle figure di parinoti moderati ravennati, fosse al servizio della sacra causa del trono e dell'altare, come ai esprime il rammentato Garofalo in una lettera dell'IT marzo 1832.
11 brano citato della lettera del marchese Soldani Benzi testimonia della moderazione dei promotori dei moti riminesi, i quali si astennero dal recare offesa anche ai più notorii esponenti defili categorìa sanfedista. Ettore Zavagli aveva scritto al congiunto il 7 ottobre, a meno di dieci giorni, quindi, dalia conclusione della rivoluzione; nella primavera successiva Massimo d'Azeglio negli Ultimi casi doveva a sua volta affermare: Tutti gli onesti cittadini riminesi sono, testimoni che gli insorti osservarono modestia e moderazione civile grandissima. Non una vendetta, non un insulto o un'offesa fu commessa o sofferta in quella breve libertà, a sfogo d'ire pur