Rassegna storica del Risorgimento
GROSSI ERCOLE GIUSEPPE; RIMINI STORIA 1845
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1966
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Romolo Comandini
Ma il torlo maggiore il gesuita lo fa al capitano Vincenzo V'espignani, comandante della guarnigione di linea di stanza a Rimini. dicendolo conni* vente coi rivoluzionari, mentre la truppa restava fedele al governo. A dir vero, questa doveva essere l'opinione corrente a Roma, se il Vespignani fu costretto a restare per quasi un anno prigioniero nella fortezza di Ancona e poi, per altro lasso di tempo, a Roma, in Castel S. Angelo; ma il processo rivelò la completa innocenza dell'ufficiale, il quale, autorizzato da Pietro Renzi aveva lasciato Rimini il 25 settembre col figlio Achille, cadetto della truppa di linea, seriamente ferito allo scoppiare del moto. Quindi la corte romana, almeno nel caso del capitano Vespignani, non si trovò nella necessità di fare ricorso a promozioni, o a grasse giubilazioni! Per contro, la truppa non si dimostrò né bravissima, né fedelissima, nel senso che il Grossi intendeva, e di buon grado accettò il soldo dai rivoltosi, elevato da 4 a 20 baiocchi, mentre i fucilieri rimasti fedeli al governo (ce ne furono, e lo poterono fare tranquillamente, in quella per ogni verso singolare rivoluzione!) continuarono a percepire la paga consueta.3-)
Imputa il Grossi a que' liberatori del genere umano , come definisce i principali promotori del moto, d'aver attinto danaro alle casse pubbliche; era la verità; ma pochi mesi dopo Massimo d'Azeglio doveva scagionarli dalla imputazione con questa persuasiva argomentazione: Si può disputare sulla convenienza o l'onestà dell'atto d'occupare lo Stato: ma è conseguenza necessaria, e comune in questo caso d'occupazione comunque succeda, l'insignorirsi al tempo stesso de' modi di sovvenire alle spese, che mai non possono sospen* dersi, qualunque sia il reggimento. Perciò si potrà condannare e tener colpe* vole l'atto di porsi in luogo del governo esistente, ma dar taccia di ladro a chi, dopo averlo occupato, adopra i suoi modi d'azione, è sciocchezza che non è creduta neppur da coloro che tentano usarla e farla credere a proprio profitto, e ad infamia de' loro nemici. Uscendo da Rimini, non portarono con loro gl'insorti se non quel poco che avevan di proprio; e ciò è tanto vero, che que' generosi ed infelici uomini giunsero al confine toscano laceri e bisognosi di tutto, e per umanità del Granduca raccolti, e soccorsi da' suoi mini* stri, furono provveduti nelle loro necessità, e non caddero almeno di fame e di stento sulla strada che li conduceva alla terra d'esilio .2)
Ma, conclusa la sua brava relazione sulla rivoluzione di Rimini, il p. Grossi, l'abbiamo già notato, muta di tono, e per descrivere il malgoverno di Roma si vale di termini ed espressioni che nulla hanno da invidiare a quelle usate dai Farini. dai Mazzini, dai Capponi, dai d'Azeglio. E confessava di dir poco: Se dovessi narrare tutte le abboni inazioni del Santuario, farei un volume in istil d'Ezechiello, con la intitolazione: Fode parietem . Ma se avesse avuto un po' più d'acume, e nella sua disamina fosse andato un po' più a fondo, il gesuita ferrarese, i cui modi di predicare spiacevano al conte Solaro della Margarita, si sarebbe reso conto che i Riminosi liberatori del genere umano null'altro ambivano che di dare il primo colpo di piccone a quella parete che impediva loro di inserirsi nel circolo vivo della storia.
ROMOLO COMANDINI
tanto antiche ed acerbe. Gli uomini che erano ai pubblici uffici vennero tutu* rispettati e lasciati ai loro posti (M. (TAZECI.IO, op. cit.. Bastia, 1846, pp. 92-93).
l) 0. MoNTENOVEsi, op. cù, pp. 42-43 dell'estratto.
-") M. d'AzBCMO, op. cit., pp. 93-94.