Rassegna storica del Risorgimento

MASSARI GIUSEPPE
anno <1966>   pagina <441>
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Giuseppe Massari in Parlamento 441
coscienza del giusto e dell'onesto , *) ma non rifugge, poi, dal proporre egli stesso Fuso di mezzi consimili, pur di raggiungere lo scopo di debellare il brigantaggio. Anzi, le misure repressive proposte furono cosi dure da essere definite dal Nicotera la giustificazione del sistema borbonico.s) Il suo comportamento, in verità, non è diverso da quello della maggioranza degli Uomini di Destra; ed è proprio questo suo modo di agire che ci offre lo spunto per mettere l'accento su una peculiarità del suo carattere.
G. Massari aveva una congenita difficoltà a risolversi con prontezza filiazione e di affrontare con spirito pratico gli eventi. Era uno di quegli uomini, che il Machiavelli avrebbe definito inadatti a vivere affondata nella realtà effettuale delle cose; era un letterato della politica più che un vero e proprio uomo politico.8)
La carenza di vigore negli affari pratici veniva, però, controbilanciata dall'amore patrio e dall'integerrima coscienza morale, che guidarono i suoi passi, anche nei momenti più duri e difficili. In questa occasione fu proprio la sua difficoltà di affrontare problemi concreti (alimentata, in modo preponderante, dal timore di mettere in pericolo l'unità d'Italia) a spingerlo verso una solu­zione particolarmente severa di questo problema. H suo alto senso del dovere e l'alta capacità di sacrificio, acquistata negli anni di sofferenze e di esilio, fecero in modo che egli, pur guardando con trepida ansia alle condizioni della sua amata terra meridionale, non prestasse ascolto a quelle grida di dolore , ma imponesse a sé ed agli altri sacrifici sempre maggiori, in nome e per la sicurezza dell'Italia.
Altrettanto rilevante e caratteristica è la posizione di G. Massari nei ri* guardi della questione romana e dei rapporti Slato-Chiesa. Dopo che Cavour, con il suo memorabile discorso del 25 marzo 1861, ebbe proclamato Roma necessaria capitale d'Italia, gli animi di tutti si concentrarono, con speranza o con timore, su questo grande e dibattntissimo problema, la cui portata era non solo politica, ma religiosa. La formula cavouriana Libera Chiesa in libero Stato , variamente interpretata, dimostrò di non essere solo una trovata opportunistica4 del 1861, ma di poter racchiudere in sé i germi per un programma di vasto rinnovamento morale e religioso. Bettino Ricasoli era tra coloro che la pensavano a questo modo; cosi scriveva al Massari: e La Chiesa dev'essere libera. Lo Stato è incompetente affatto in materia di religione, che è un attributo tutto individuale. Lo Stato deve rendere alla comunità dei cat­tolici quei diritti che nei tempi infelici del dispotismo e della barbarie furono loro tolti. Questi diritti consistono nella libera amministrazione del patrimonio consacrato al culto e nella elezione dei loro pastori. Lo Stato non deve più ingerirsi in materie ecclesiastiche, non può in esso appropriarsi alcune facoltà:
l G. MASSAI, //. brigantaggio nelle prò vi nei e meridionali, Roma, 13 (ristampa),
2) A. P., Camera, DÌBCIISÌOIM, tornata deil'8 luglio 1863, voi. Il, p. 978.
Sì Perciò è più che mai calzante l'affermazione, fatta dalla Morelli nella prefa­zione al Diario Massari, in cui si dice che una sola idea non sfiorò mai la mente di Massari: quella di poter combattere con la spada per la causa che difendeva eosl bene con la penna . Op. dl>t p V.
*) F. PONZI, Sfato e Chiosa, in Nuove Questioni di Storia del Risorgimento e deirUnith d'Italia, Milano, 1961, voi. II, p. 326.