Rassegna storica del Risorgimento

MASSARI GIUSEPPE
anno <1966>   pagina <442>
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Arata Bisceglia
né giuramento di vescovi,- né R. Exequa tur hanno più ragione di esistere, in un regno di libertà verace.1)
Il problema politico veniva, perciò, strettamente connesso con la fiduciosa speranza in una riforma religiosa. Questa riforma, d'altronde, avrebbe potuto attuarsi solamente se Io Stalo avesse concesso piena e completa libertà alla Chiesa; ed una volta concessa la libertà, essa sarebbe stata in grado di prepa­rare il terreno fecondo per un accordo tra i due poteri.
Alla conciliazione con Roma l'Italia deve tendere non per la via degli accomodamenti diplomatici, ma per la via di quei grandi principi che essa ha proclamato come base del suo diritto interno, e nei quali sta la salute di una nuova nazione. Ella deve apparecchiare il terreno di motu proprio, cioè con la pienezza del suo diritto, e con la fede robusta nella libertà .2)
Il Massari condivideva pienamente queste idee del Ricasoli, non solo perché esse rispondevano alla sua fondamentale tendenza verso i principi liberali, sia pure talvolta, come noteremo in seguito, rigidamente e astratta­mente intesi, ma sopra tutto perché si sentiva profondamente attratto dal­l'integerrima condotta morale di cotesto nuovo paladino della Chiesa cattolica ebe, com'egli afferma, aveva la fede di un crociato, l'austerità d'un anacoreta, l'animo e il fare di un cavaliere antico .a)
Convinto, come il Ricasoli, che Roma deve venire all'Italia e non l'Italia deve andare a Roma,4) si mostrò accanito oppositore della Sinistra e, in particolare modo, osteggiò Rattazzi, di cui non approvava la politica ambigua-mente audace. Fu invece caldo fautore di missioni pacifiche presso la Santa Sede, anche se i risultati spesso furono, oltre che deludenti, pericolosi per hi sua carriera politica. Il cattivo esito della missione Vegezzi, nel 1865, mise in serio pericolo la sua candidatura a deputato per la IX Legislatura.
La Vili Legislatura era stata sciolta il 16 maggio 1865. Si appressava la campagna elettorale ed il Massari, recatosi in Puglia, a Barletta, a Trani e a Bari, così scriveva al Checchetelli: Io qui me la passo assai quietamente. Faccio la propaganda la più attiva a prò della nostra causa unitaria. Con­sumo molto fiato a combattere, a rettificare, a smentire le fandonie con tanta persistenza sparse dai giornali... Non ti debbo nascondere ebe la missione Vegezzi, falsata dai commentarli dei giornali, ha gettato negli animi molte perplessità e agitazioni. Bisogna ad ogni patto uscire da ogni equivoco prima che facciano le elezioni generali. s)
In questo periodo egli amava con molto abbandono e con molta ingenuità la vita politica. In essa aveva sempre militato con dignità e fermezza esem­plare 0) ed era sinceramente consapevole di aver operato con immutato spirito patriottico. Purtroppo le perplessità e agitazioni non si placarono e ne ebbe
1) B. Ricasoli a C. Massari, Brolio, 30 giugno 1865, in Lettere e documenti del barone Bettino Ricasoli, a cura di M. TABAMUNI e A. Gorra, Firenze, 1892, voi. VII, pp. 301-311.
2) Ibidem.
3) G. MASSARI, Uomini di Destra a cura di G. INFANTE, Bari, 1934, p. 88. *J B. Ricasoli a G. Massari, Brolio, 30 giugno 1865, leu. citata.
5) G. Massari a G* Checchetelli, Bari, 10 giugno 1865, in IM.C.R.R.1 Museo Centrale del Risorgimento, Vittoriano, Roma, Busta 110/40-1.
) R. Ci AMPI NI, Disavventure politiche: V. Rattazzi e G. Massari, in Nuova An­tologia, gennaio 1956, p. 112.