Rassegna storica del Risorgimento

MASSARI GIUSEPPE
anno <1966>   pagina <443>
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Giuseppa Massari iti Parlamento 443
la dimostrazione, quando inutilmente cercò di essere eletto. Tentò più volte ed in più collegi; ma lutto fu inutile! Per suggerimento di Pietro Torrigianii1) pose, infine, la sua candidatura nel collegio di Guastalla e tanta costanza, nutrita di vitale ostinazione, fu premiata dal successo. Riprese, perciò, il suo posto in Parlamento. Il 9 giugno 1866, in occasione della discussione sul progetto di legge riguardante la soppressione delle corporazioni religiose, intervenne per perorare una eccezione alla legge, una eccezione isolata per l'abbazia di Mon-tecassino , a nome delle lettere, a nome della civiltà, a nome dell'Italia , perché la soppressione di essa sarebbe un vero atto di vandalismo . ->
L'Italia si apprestava, intanto, alla terza guerra di indipendenza. Durante le operazioni militari, che avevano chiamato il Lamarmora lontano dalle cure governative, il Ricasoli aveva assunto la direzione della cosa pubblica. Il 17 gennaio, per sua iniziativa, era stato presentato il progetto di legge Borgatti-Scialoja, intitolato Libertà della Chiesa; liquidazione dell'Asse ecclesiastico. Esso rispecchiava interamente le idee del Ricasoli in materia religiosa e, di conseguenza, era anche l'espressione delle opinioni del Massari.
Questo progetto suscitò una sollevazione dell'opinione pubblica liberale italiana; ostile in fondo (in parte con ostilità dichiarata, in parte ancor maggiore con una ostilità ipocrita, che accettava la formula, ma si spaventava alla realiz­zazione) all'idea della libertà della Chiesa. Dopo un voto degli Uffici della Ca­mera sul progetto, e le elezioni del marzo '67, il Ministero dovette dimettersi .8)
Le nuove elezioni, fatte in brevissimo tempo, videro il nostro Massari eletto, contemporaneamente, da due collegi: Guastalla e Bari. Era ovvio che egli, nonostante il grave affronto e la delusione subita nel 1865, scegliesse ora di rappresentare Bari. La X Legislatura iniziò i lavori il 22 marzo, mentre, per la seconda volta, era chiamato a guidare il governo Urbano Rattazzi.
I problemi più urgenti da risolvere rimanevano la liquidazione dell'Asse ecclesiastico e la questione finanziaria, l'uno strettamente concatenato all'altro. Respinto, con voto degli Uffici della Camera, il progetto di legge del ministro delle Finanze, Ferrara, sull'Asse ecclesiastico, fu portato finalmente in discus­sione il disegno di legge elaborato dal relatore della commissione, nominata dalla Camera, Luigi Ferraris.
IL 5 luglio 1867 il Massari prese la parola per motivare il suo voto con* trario al progetto e per ribadire i suoi principi. Aveva visto naufragare le idee propugnate dal Ricasoli, per risolvere questa delicatissima questione, ed era più che logico che dimostrasse aspra opposizione per ogni soluzione che da quelle idee si allontanasse. Il solo mezzo per assestare le relazioni fra Chiesa e Stato egli afferma non può essere altro se non la libertà. E quando diciamo libertà non intendiamo dir altro che la Chiesa venga collocata nel diritto comune, noi non domandiamo altro per essa; niente di più, niente di meno di ciò che voi accordate a qualsiasi altra associazione. Io mi onoro di dichiarare a questo riguardo di appartenere alla scuola dei liberali incorreg­gibili .*'
Su quest'ultima frase sorse un incidente con Francesco De Sanctis, il quale,
1) Vedere lettere di P. Torri giani a G. Massari, in M.CJUEL, Busta 818/19.
2) A. P., Camera, Discussioni, tornata del 9 ghigno 1866, voi. IV, p. 2969. 3} A. C. JEMOLO, Stato e Chiesa negli ultimi cento anni, Torino, 1963, p. 255. *) A. P., Camera, Discussioni, tornata del 5 luglio 1867, voi. II, p. 1879.