Rassegna storica del Risorgimento

MASSARI GIUSEPPE
anno <1966>   pagina <444>
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MA Anna Disceglia
dorante il suo discorso dell*8 luglio, affermò che il Massari non poteva defi­nirai un liberale incorreggibile, ma un liberale corretto, di seconda edizione .*)
Vivamente colpito da questa affermazione che gli sembrava un'allusione alla inflessibilità delle sue opinioni politiche, il deputato di Bari protestò. A Ini il De Sanctìs cispose, facendo notare che le parole da Ini dette non volevano risuonare allusive, ma avevano l'intento di additare solamente quella specie di trasformazione la quale al tempo stesso fa sì che certi liberali, nelle nuove situazioni, si facciano un poco più indietro e certi altri un po' pio. innanzi . ") II De Sanclis, con fine intuito, aveva messo il punto sulla partii* colare essenza del liberalismo massari ano. Perché il Massari fu un liberale, ma, come sempre, fu liberale in teoria. Divenne, perciò, con il passar del tempo, un liberale corretto owerossia uno dì quei liberali che vediamo farai talvolta un poco più indietro , a causa della mancanza di spirito di adattamento alle circostanze, di quello spirito che permette invece ad altri di capire le esi­genze del momento e di sapersene fare interprete.
A suo modo, però fu liberale incorreggibile , nel senso che le sue idee non subirono, con il passare degli anni, correzioni o mutamenti, rima­nendo sempre simili a se stesse. Egli, però, non si accorgeva che, così facendo, andava contro la vera essenza del liberalismo, sempre duttile ed efficace inter­prete delle aspirazioni dell'uomo. Per tale motivo, anche il conclamato principio della libertà della Chiesa, da lui difeso con ardore, divenne, mano a mano, l'astratto dogma della sua anima, non l'espressione delle esigenze della realtà.
L'ambigua condotta del governo Rattazzi aveva, frattanto, provocato il secondo movimento rivoluzionario per la riconquista di Roma. La conclusione di questo moto improvviso fu il cruento episodio di Mentana, il rientro delle truppe francesi nel territorio pontificio e la conseguente violazione della Con­venzione di settembre. Il 27 ottobre 1867, il Rattazzi aveva dato le dimissioni; fu chiamato a sostituirlo il generale Menabrea, che non potè porre riparo ad una situazione ormai irrimediabilmente compromessa. La tensione era mollo viva all'interno e all'estero.
L'intervento dei soldati francesi, in difesa del papa, era stato, è vero, provocato dall'imprevidenza del governo Rattazzi, ma furono le espressioni piene di superbia, con cui fu commentato l'accaduto alla Camera francese, che inasprirono le relazioni tra i due popoli. All'interno dell'Italia il disagio era ugualmente molto vivo. Con la S. Sede si era ristabilita la posizione di diffi­denza che sembrava essersi sciolta, durante l'anno, con la missione Tonello. In Parlamento, come nel paese, il malcontento era diffuso e si esplicò nelle inter­pellanze presentate da alcuni deputati di Sinistra (Miceli, La Porta e Tommaso Villa), volte ad indagare sulla condotta del ministero Menabrea, durante gli ultimi avvenimenti. In difesa del Ministero parlò il Massari che, l'il dicembre, scagliò contro il Rattazzi e la Sinistra i fulmini della sua oratoria. Dapprima, pacatamente, egli fece osservare che non potevano imputarsi al governo presente le conseguenze inevitabili degli errori commessi da quello precedente; con uno .sguardo retrospettivo tracciò, poi, le linee della politica di quell'anno cruciale per far scaturire, dall'esame attento dei fatti, i motivi e le responsabilità della situazione. Lodò le direttive del ministero Ricosoli riguardo alla questione ro-
3>j. A. P., Cometa, Discussioni,, tornata dell'8 luglio 1867, voi. II, p. 1985. 2) ffófcm.