Rassegna storica del Risorgimento
MASSARI GIUSEPPE
anno
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1966
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pagina
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Giuseppe Massari in Parlamento
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roana, mettendo in evidenza i risultati positivi che stavano scaturendo dall'applicazione cauta e sincera del principio della libertà della Chiesa. Caduto il Rica* soli e succedutogli il Rattazzi, molte cose erano mutale, e non in meglio; La missione Tonello presso il pontefice non aveva raggiunto i suoi scopi e i rapporti con la S. Sede erano peggiorati, sia per l'approvazione del progetto di legge Ferraris sull'asse ecclesiastico sia per l'ambigua politica rattazziana che aveva provocalo l'inconsulta scossa rivoluzionaria avente per meta Roma. Una volta avviatisi su questa strada pericolosa, era inevitabile la catastrofe; e, quando eravamo sull'orlo dell'abisso, quando l'umiliazione del nostro paese era consumata, furono chiamati ad assumere il pondo terribile della cosa pub* blica uomini di parte nostra. È il nostro fato, o signori, chiamati sempre a riparare gli errori che non abbiamo commesso! x> I veri accusati dovrebbero essere, quindi, coloro che si ergono ora ad accusatori, coloro che hanno avuto il potere di far precipitare l'Italia da una situazione florida, qual'era al principio del 1867, a questa presente, così grave e biasimevole. Queste parole, pronunciate con particolare calore dal Massari, ci sorprendono. Come mai egli difende così caldamente la politica del ministero Menabrea? Fino a questo momento lo abbiamo sempre visto laboriosamente impegnato nelle operazioni parlamentari, ma mai cosi chiaramente ministeriale. Nella Destra aveva sempre occupato, ed occupava, una posizione di prestigio, sia perché era nota a tutti la sua attività preunitaria al fianco del Gioberti e del Cavour, sia per l'affettuosa stima e ammirazione che molti, italiani e stranieri, gli tributavano; non era mai entrato, però, nel vivo della competizione politica. Era stato, come abbiamo già notato, molto vicino alle opinioni politiche del Ricasoli, ma a causa della breve durata dei due governi diretti dal barone, non aveva potuto assumere responsabilità. Quando, però, la direzione della cosa pubblica passò nelle mani del generale Menabrea, per la prima volta il Massari potè soddisfare il suo desiderio di prendere parte attiva nell'appoggiare il governo. In questo discorso dell'I 1 dicembre, egli mise anche in chiaro quali fossero le direttive del Menabrea riguardo alla questione romana. Fermo restando il fatto che tutti volevano andare a Roma, la distinzione doveva avvenire sui mezzi da impiegare per rag* giungere questo scopo. A tale proposito egli auspicò che la classificazione di partiti avvenisse non, com'era desiderio del Crispi, tra cattolici e liberali, ma in base al metodo che ognuno intendeva adottare per arrivare a Roma. Noi non crediamo che a Roma si vada né con la violenza né con la rivoluzione. Noi crediamo che la violenza non è la soluzione della questione romana, è bensì una grande e grave complicazione >. Essendo queste le direttive del Ministero, il dilemma non poteva essere che o con il Governo o contro il Governo .2)
La maggioranza fu contro il Governo, ma il Re non volle accettare le dimissioni del Menabrea e gli riaffidò l'incarico. Con un rimpasto il Ministero si ripresentò al paese e al Parlamento, richiamando immediatamente l'attenzione di tutti sul problema finanziario, diventato più urgente che mai. I provvedimenti proposti, perciò, ebbero carattere cosi radicale da essere accusati di inintelligente tendenza reazionaria. II Massari, che aveva affiancato l'operato del primo ministero Menabrea, si apprestò con altrettanto zelo, anche se con non pari competenza, ad affiancare le direttive del secondo. Il 16 marzo 1868 prò*
xj A. P., Camera, Discussioni, tornata dell'll dicèmbre 1867, voi. Ili, p. 3051. ii) A. P., Camera, Discussioni, tornata dell'll dicembre 1867. voL IH, p. 3054.