Rassegna storica del Risorgimento

MASSARI GIUSEPPE
anno <1966>   pagina <449>
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Giuseppe Massari in Parlamento 449
Per la Francia erano giunti i giorni della sconfitta: Sedan. Tre giorni dopo, il 4 settembre, veniva proclamata la repubblica. Per l'Italia, la Con­venzione di settembre poteva considerarsi scaduta e la via per Roma aperta: questa l'opinione di tutti o, per meglio dire, di quasi rutti. Furono prese precau­zioni e, talvolta, si agi con una prudenza giudicata da molti eccessiva; giunse, infine, il 20 settembre. L'andar a Roma scriveva, però, l'Oldofredi al Mas­sari , è il meno: l'andarci moralmente e il restarci col consenso dei più, ecco il grosso problema, al quale lo stesso conte Camillo pensava spesso coi brividi nelle ossa . ' ' I problemi più difficili a risolversi venivano infatti ora, ora che anche gli uomini più ostili alla occupazione violenta di Roma, come lo stesso Jacini, soprattutto come il Massari , erano decisi a rimanerci ed a far propria la formula Roma o morte .2) Prima di affrontare cotesti problemi fu sentita la necessità di riconvocare gli Italiani alle urne. H 2 novembre fu sciolta la Camera e vennero indette le elezioni. L'XI Legislatura fu inaugurata a Firenze il 5 dicembre 1870.
Il Massari, eletto ancora una volta deputato per i voti del collegio di Bari, riprese, come di consueto, il suo posto sul lato destro della Camera. I primi atti del nuovo Parlamento furono, oltre la conversione in legge del decreto di accettazione del plebiscito delle provincie romane, la presentazione del prò* getto per il trasferimento della capitale, che sarà approvato il 27 gennaio 1871. Venne, poi, lo schema per le guarentigie da concedere al Sommo Pontefice, che, come era naturale, coinvolgeva la questione dei rapporti Stato-Chiesa. Come doveva essere interpretata la formula cavouriana Libera Chiesa in Libero Stato ? Le opinioni erano molto disparate ed oscillavano. Se tutti, in generale, erano d'accordo sulle guarentigie al Pontefice, rispetto alle relazioni tra Stato e Chiesa vi era una netta divisione tra coloro che volevano concedere alla Chiesa piena libertà, in quanto Io Stato era incompetente in materia reli­giosa, e quelli che desideravano mantenere nelle mani dello Stato alcune prerogative fondamentali. Massari era tra i primi poiché, come abbiamo già detto, egli era nel novero di coloro che lungi dal cercare di stabilire i rapporti dello Stato con la Chiesa, intesa come papato e gerarchia, nella loro attualità storica, auspicava della Chiesa una profonda trasformazione che la facesse diventare da mera congrega di sacerdoti vasta e profonda associazione di fedeli, e intendeva preparare i mezzi per raggiungere tale fine .3) Questo intento, ottimo in se stesso, in quella situazione storica, si dimostrava utopistico, in quanto gli animi erano impreparati ad un così profondo e radicale programma di rinnovamento. Bisognava trovare una via intermedia, affinché il culto della libertà astratta non portasse in concreto alla rovina della stessa libertà e al trionfo dell'assolutismo papale per le mani medesime dei liberali . *) Di questa convinzione era Ruggero Bonghi, il quale era stato, come il Massari, fautore della libertà della Chiesa, ma aveva compreso poi la difficoltà di applicare i suoi
1 E. Oldofredi a G. Massari, Varese, 18 settembre 1870, in M.C.R.R., Busta 815/29-16.
3) F. CHABOD, La politica estera italiana dal 1870 al 1896, voi. I, Le Premesse, Bari, 1951, p. StL
4) A. BERSELLI, La destra storica dopo Punita. L'idea liberale e la Chiesa cat­tolica, Bologna, 1963, p. 259.
*> W. MATURI, prefazione Stato e Chiesa di RUCCEHO BONCHI, Milano, 1942, voi. I, p. XVI;