Rassegna storica del Risorgimento
MASSARI GIUSEPPE
anno
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1966
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pagina
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451
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Giuseppe Massari in Parlamento
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idee particolari dei deputati. Il 16 marzo il Massari prese la parola per opporsi ad alcune di sposi /.ioni riguardanti il placet Vexequatur e l'ani ni ini strazione dei beni ecclesiastici.1 Dopo aver proclamato con orgoglio che le sue convinzioni in materia religiosa avevano attinto forza al programma del Gioberti, suo carissimo amico e maestro, che, primo, aveva voluto propugnare la conciliazione tra Stato e Chiesa, fece rilevare la contraddittorietà inerente alle disposizioni del progetto di legge della commissione, che intendeva lasciare al papa il diritto di provvedere alla nomina, mentre lo Stato riteneva in mano sua la facoltà di concedere il beneficio ecclesiastico. Quindi, con impeto e passione, si lasciò andare: fu uno dei suoi discorsi più riusciti, che, riassumendo e dando vigore alle sue opinioni, diventa mano a mano un vero e proprio atto di fede nel principio della libertà, e in particolar modo nel principio della libertà della Chiesa. Il rigore delle sue idee non si piega di fronte alle circostanze, anzi acqui* sta l'astratta consistenza di un cristallo bellissimo, ma fragilissimo agli urti ed alle scosse della realtà. Il miglior mezzo di stabilire la libertà, e qualunque libertà (ciò si riferisce alla libertà politica, si riferisce alla libertà economica e si riferisce a più forte ragione alla libertà religiosa), il miglior mezzo di assodare una libertà e di fare in guisa che essa possa svolgersi tranquillamente dallo stato di principio, dallo stato di disposizione legislativa a quello di senti mento e di consuetudine, il solo mezzo è di adoperare la libertà medesima; la sola educatrice possibile alla libertà non può essere altra che la libertà. Se voi volete applicare questo principio all'attuazione della libertà della Chiesa, troverete che noi non abbiamo punto torto a reclamarne l'immediata e pronta attua. zione. Altri dicono: la libertà, sta bene, la libertà è una cosa splendida, è una cosa magnifica, e noi non la vogliamo negare alla Chiesa, ma aspettiamo che la Chiesa si concili con noi . Ma, continua, la conciliazione della Chiesa deve essere l'effetto dello svolgimento della libertà, dev'essere la conseguenza della politica savia, illuminata, liberale, non deve essere il principio che informi questa politica medesima . Proseguendo con immutato calore la propria perorazione, egli affermò che non sono solamente importanti per l'Italia i buoni ordinamenti finanziari, militari ed amministrativi, ma è necessario qualche cosa di molto più importante, di molto più elevato; ci vuole l'armamento morale del paese, quell'armamento morale che valga ad infondere in tutti gli animi il sentimento del dovere, quel sentimento che veramente crea gli eroi e che preserva gli uomini e le nazioni dalle ebbrezze della vittoria e dagli sgomenti delle sconfitte. Ora, a raggiungere questo scopo il mezzo più sicuro è la libertà della Chiesa . Pensate, o signori, e con questa esortazione ho terminato, pensate che la nave dell'Italia sta per avviarsi a viaggio periglioso e incerto. Per premunirla contro la furia dei flutti e contro le burrasche, vogliamo che sventoli su questa nave il vessillo della libertà, perché, qualora la procella imperversasse e diventasse più paurosa, noi agli uomini che stanno al timone e che paventassero, saremo per rivolgere con serena ed invitta fiducia la rampogna piena di conforto che Giulio Cesare rivolgeva al suo atterrito nocchiero: Quid timcs? Lihertatem
-) II progetto ministeriale prevedeva l'abolizione deWexequattir e del placet per le provviste beneficiarie, purché i liiobiri fossero forniti della cittadinanza italiana, salvo che per le provviste relative ulla proprietà e destinazione delle temporalità degli enti ecclesiastici. Il progetto della Commissione ristabiliva invece il placet e Vexequatur per le provviste beneficiarie riservando ad una legge futura la regolamentazione della proprietà ecclesiastica.