Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (ODDO-ODDO BARONE); ODDO LUIGI LETTERE; ODDO BARONE GI
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1966
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467
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Vn documento sui moti di Torino del settembre 1864 467
della questura, ma il questore ed il governo avevano pare provveduto ai fatti loro e mentre i ministri tutti si Tinnirono nel palazzo del Ministero dell'Interno cb'è attaccato alla Casa Reale ed accompagna i due lati della piazza Castello che guardano mezzogiorno e ponente, provvidero nel seguente modo alla propria sicurezza ed a quella interna.
Chiamarono in loro custodia due compagnie di Reali Carabinieri eoe collocarono sotto il loro palazzo. Altra compagnia delli stessi Carabinieri piazzarono nell'Ufficio di questura e due o tre compagnie di Bersaglieri fecero collocare sotto i portici della piazza S. Carlo dal lato di ponente. Verso un'ora di notte una significante [sic] di dimostranti entrava nella piazza S. Carlo e con gridi di vario senso urli e fischi s'avvicinava alla tipografia della Gazzetta di Torino e alla questura che gli era prossima. Un popolo immenso d'ogni ceto e d'ambo i sessi copriva quei ciurmaturi come se si trattava d'assistere a qualche lecita cosa di piacere.
Però il contegno delle numerose guardie di questura e dei Carabinieri di fronte e dei Bersaglieri al tergo sconcertarono i disegni dei dimostranti, quando verso le nove della sera costoro risolvettero d'andare nel palazzo del ministero per gridargli Io abbasso. Con questo disegno i capi ciurmatori s'avviarono verso Borgo Nuovo per armarsi.
Se ne riunirono una quantità della quale n'è incerto il numero ma certo al di sopra del centinaio che s'erano muniti di qualche arma e preso il tamburo dell'orchestra del Teatro Balbo ch'era in atto di rappresentare, a tamburo battente come una truppa regolare, dalla via Carlo Alberto ov'è il Parlamento sbucò nella piazza Castello per avviarsi al Ministero dell'Interno. Però i Carabinieri comandati dal Capitano Vico siciliano furono disposti in modo da formare un quadrato nei due lati di ponente e mezzogiorno da impedire qualunque ingresso nel ministero. I tumultuosi non s'arrestarono malgrado l'attitudine della truppa e la severità della sua disciplina presumendo pazzamente che la truppa italiana non agisse contro gli italiani. Ma il fatto mostrò il contrario ed eccolo: scoppio d'una scarica a plutone [sic] contro i dimostranti. Fu certamente questa una brutta ma necessaria lezione a quegl'insorti. Il donno fu più positivo di quanto si dice restando colpiti alcuni dei soliti curiosi e qualcuno dei passanti. Per quella sera adunque l'affare non ebbe altro seguito. Solamente poco dopo battè la Generale, per invitare la Guardia Nazionale al mantenimento dell'ordine che colposamente s'era messa in disparte, ma per quanto sappiamo quell'invito riuscì infruttuoso.
La dimani 22 l'agitazione si mostrò come da presumersi, più risentita ed acerba.
Di prima era una miriade di 6tampe, si gridava da numerosi rigattieri o Torino o Roma o morte L'ombra del Conte Cavour e Marco Minghetti Torino o Roma e non Firenze capitale ed altre di simile portata. Di buon'ora numeroso popolo s'affollava nella via Nuova e Piazza S. Carlo, le botteghe in massima parte chiuse. Affissi alle cantonate di vario genere, del Municipio, di alcuni Comitati e di Società operaie.
Il governo pensando meglio ai fatti suoi, chiamò con dispacci la truppa del campo S. Maurizio ed a punto di giorno a marcia forzata due Divisioni ed uno squadrone di Cavalleria furono distribuiti in vari punti della città. Il dippiù coU'artiglicriu fa accampato in piazza d'armi.
Tutta la giornata passò in queste semplici dimostrazioni anzi nelle ore pomeridiane l'agitazione sembrava diminuita da potersi presumere, attesa per